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11′ Tavoletta [C] “Seconda Guerra della Piramide”

Sinossi della 11′ Tavoletta  del Libro Perduto di Enki
[C] “Seconda Guerra della Piramide”

Questo è ora il racconto della Grande Guerra degli Anunnaki, e di come Marduk venne sepolto vivo nell’Ekur.

Per quanto riguardava lei, Inanna si avviò verso la dimora di Enki: voleva vendicare la morte del suo amato; esigeva la morte di Marduk, il colpevole.
Ci sono state già abbastanza morti! Così le rispose Enki. Marduk è stato un istigatore, ma non ha commesso omicidio!

Allorché Inanna venne a sapere che Enki non avrebbe punito Marduk, Inanna si recò dai propri genitori e dal fratello.
Elevò un lamento nell’alto dei cieli: Giustizia! Vendetta! Morte a Marduk! Così implorò.
Alla dimora di Enlil gli altri suoi figli si unirono a Inanna e Utu, si riunirono in un consiglio di guerra.
Ninurta, che aveva sconfitto il ribelle Anzu, pretendeva misure forti.
Utu raccontò di accordi segreti fra Marduk e gli Igigi.
Di Marduk, serpe maligna, la Terra si deve liberare! Così Enlil concordò con loro.

Quando a Enki fu inviata richiesta della resa di Marduk, Enki convocò alla sua dimora Marduk e tutti gli altri suoi figli.
Pur se sto ancora piangendo per il mio adorato Dumuzi, devo difendere i diritti di Marduk!
Pur se Marduk ha istigato il male, Dumuzi è morto; per colpa del fato malvagio e non per mano di Marduk.
Marduk è il mio primogenito, Ninki è sua madre, è destinato alla successione.
Deve essere protetto dalla condanna a morte decisa dalla banda di Ninurta! Così parlò Enki.
Solo Gibil e Ninagal ascoltarono l’invito del padre; Ningishzidda era contrario.
Nergal esitava: Lo aiuterò soltanto se si troverà in pericolo di vita! Così disse.

Fu dopo questi eventi che una guerra, di una ferocia sconosciuta, scoppiò fra i due clan.

Fu ben diversa dallo scontro di Horus e Seth, discendenti dei Terrestri: fra gli Anunnaki, molti dei quali nati su Nibiru, si scatenò una battaglia.

Inanna dette il via alla guerra, a bordo della sua barca celeste, sconfinò nei domini dei figli di Enki.
Sfidò Marduk alla battaglia, fino ai domini di Ninagal e di Gibil lo inseguì.

– Per aiutarla, Ninurta dal suo Uccello della Tempesta scoccò raggi distruttori contro la roccaforte del nemico.
– Ishkur, dai cieli, attaccò con lampi di fuoco e tuoni violenti. Nell’Abzu risucchiò i pesci dai fiumi, disperse il bestiame nei campi.
Quando poi i nemici, continuando ad arretrare, si rifugiano tra le montagne, le due divinità “come un fiume in piena spazzarono i monti.
Inanna brandì l’arma splendidamente brillante. I cieli si colorarono come di fiocchi di lana rossi. La scia esplosiva squarciò il nemico, gli fece toccare il cuore con la mano. La Brillantezza avvolse tutta la regione (la gente d’ora in poi dovrà utilizzare dei prodotti alternativi, invece di grano e orzo, da frantumare e macinare per farne farina).
Le forze nemiche continuano a ritirarsi verso sud. Ninurta guida gli déi di Enlil in un attacco al cuore del territorio africano di Nergal e alla sua città-tempio, Meslam.
Qui la guerra assume il suo carattere più feroce e violento:
gli déi di Enlil fanno terra bruciata e fanno scorrere nei fiumi il sangue di genti innocenti, uomini, donne e bambini che abitano a Kur e nell’Abzu.

A nord, nel luogo dei monti artificiali, Marduk allora si ritirò.

Inseguendolo, Ninurta fece piovere missili venefici sulle abitazioni. Ninurta fa piovere su Meslam missili venefici sulle abitazioni. La sua Arma Che Lacera tolse i sensi a coloro che abitavano quelle terre, e i canali che portavano l’acqua del fiume, rossi di sangue divennero.
“Come latte essi divennero, come latte che i cani potevano leccare.”

I dardi fulgidi di Ishkur trasformarono il buio della notte in giorni fiammeggianti.

Sopraffatto dall’attacco, Marduk, che ha assunto il comando del gruppo di Enki, invita i suoi seguaci a non opporre resistenza. Le armi di Kur furono nascoste e Ninurta interpreta tale mancanza di resistenza come un segno della sua vittoria.

Quando gli scontri devastanti avanzarono verso nord, Marduk stesso si nascose nell’Ekur.
Gibil ideò uno scudo invisibile, Nergal sollevò al cielo il suo occhio che tutto vedeva.
Ningishzidda innalza una cinta di protezione “che la Brillantezza non potrà colpire”.
Mentre i suoi fratelli si trovano assediati all’interno del complesso di Giza, Nergal uscì di notte e li raggiunge, portando con sé armi spaventose e con l’aiuto dei suoi luogotenenti, rompe l’accerchiamento nemico e raggiungere la Grande Piramide e sempre di notte vi entra attraverso “le porte chiuse che si aprono da sole”. Nergal si unisce così alla propria famiglia nella difesa dell’edificio e ne rafforza le difese mediante una serie di cristalli ad emissioni radioattive. Dalla camera bassa “scavò dal profondo ciò che dà la vita”, ovvero scava un pozzo per raccogliere l’acqua dai canali sotterranei.
Ninurta chiama in aiuto Shamash per tagliare i rifornimenti idrici manomettendo la “corrente d’acqua” che corre sotto le sue fondamenta. La tattica raggiunge il suo scopo.

Inanna folle di rabbia e di orgoglio, si avvicina alla piramide e grida “mio nonno Enlil mi ha permesso di entrare nella montagna!’ “. Brandendo le sue armi, annuncia ad alta voce: “Nel cuore della montagna io penetrerò, dentro la montagna consoliderò la mia vittoria!”.
Con un’Arma di Brillantezza, guidata da un corno, Inanna attaccò il nascondiglio.
Ella non smetteva di colpire i lati della piramide e tutti i suoi angoli, e una per una tutte le sue pietre. Ma all’interno, il Grande Serpente che vi era entrato, non smetteva di sputare il suo veleno.
A questo punto interviene addirittura Anu, avvertendola che Marduk possedeva armi portentose: “esse scoppiano in modo orribile e ti impediranno di entrare”.

Giunse Horus per difendere il proprio nonno; il suo occhio destro fu leso dalla Brillantezza.
Anche Horus volle fare la sua parte per difendere il proprio nonno, e cerca di sgusciare fuori dalla piramide coperto da una pelle di ariete, ma viene colpito dalla Brillantezza di INANNA e perde l’uso degli occhi. Gli altri déi del gruppo africano invocano allora a gran voce l’intervento di Ninharsag, nota per le sue grandi doti mediche, perché salvi la vita al giovane dio. Ninharsag guarisce la ferita e restituisce la vista a Nintulla.
Dopodiché decide di intervenire per fermare la guerra. Rivela a Ninurta la sua intenzione di “andare alla Casa dove comincia la misurazione delle corde” (un rituale per la determinazione delle direzioni cardinali che si svolgeva presso la piramide).
Ninurta rimane dapprima sbalordito di fronte alla sua decisione di “entrare da sola nella terra dei nemici”, ma poiché sua madre si dimostra assolutamente inamovibile, accetta la sua volontà e le fornisce “abiti che la mettessero al sicuro” dalle radiazioni.
Mentre Utu tratteneva al di là di Tilmun gli Igigi e le loro orde di Terrestri, ai piedi dei monti artificiali gli Anunnaki, sostenendo questo o quel clan, si scontrarono in battaglia.

Che Marduk si arrenda, che lo spargimento di sangue abbia fine! Queste parole Enlil a Enki irradiò.
Avvicinandosi alla piramide, Ninharsag si rivolge a Enki, gridando e implorando, Che il fratello parli al fratello! Questo messaggio Ninharsag inviò a Enki.

Dal suo nascondiglio, nell’Ekur, Marduk continuò a sfidare i suoi inseguitori. All’interno della Casa Che è Come una Montagna, preparò la resistenza finale.
Inanna non riusciva a superare la massiccia struttura di pietra, le sue lisce fiancate deviavano le armi.
Allora Ninurta apprese dell’ingresso segreto, trovò la pietra girevole sul versante nord!
Ninurta attraversò un corridoio buio, raggiunse la grande galleria.
Grazie alle emissioni di mille colori dei cristalli, la sua volta brillava come un arcobaleno.
Al suo interno, allarmato dall’intrusione, ad armi spiegate Marduk attendeva Ninurta.
Rispondendo con le armi, mandando in frantumi i cristalli magici, Ninurta continuò a percorrere la galleria.
Marduk si ritirò nella camera superiore, luogo della Grande Pietra Pulsante.
Al suo ingresso Marduk abbassò le lastre di pietra che fungevano da chiusura; impedivano qualsiasi ingresso.
Inanna e Ishkur seguirono Ninurta nell’Ekur; riflettevano sulla mossa successiva.
Interviene di nuovo AN che consiglia ad INANNA di cercare giustizia mettendo il dio sotto processo, e lei accetta.
Gli déi circondano allora la piramide, e uno di loro, scelto come portavoce, si rivolge a Marduk. Nel suo recinto, implorò colui che era malvagio. All’udire il messaggio,  Marduk si commuove. Malgrado la rabbia che aveva nel cuore, calde lacrime gli bagnarono gli occhi.
Mentre Enki accetta di consegnare a Ninharsag la piramide (“della piramide puoi essere tu la signora”) a patto che il conflitto si consideri concluso.
Ninharsag promette di rispettare la condizione e torna quindi a consultarsi con la famiglia di Enlil. Iskur si dichiara contrario ad una pace paritaria in quanto “siamo certi della vittoria, le forze nemiche sono battute”, e chiede che per parlare di pace si parta dal presupposto che le armate di Enlil stanno per ottenere la vittoria. Lo stesso Enlil si fa comunque garante della sicurezza di Enki e dei suoi figli.
Ninharsag torna allora alla piramide e convince gli déi africani ad uscire e a seguirla fino alla sua dimora sull’Harsag.

Dopodiché MARDUK accetta di sottoporsi al processo che si tiene in un tempio sulla riva del fiume visibile dalla piramide.

La sentenza è impietosa: Marduk deve essere murato vivo all’interno della piramide. Egli avrebbe aria da respirare attraverso i canali che dalla “Camera del Re” salgono ad incontrare le facce nord e sud della piramide. Al contrario non avrebbe né cibo né acqua e morirebbe di una morte lenta e dolorosa.
Che il nascondiglio incassato diventi la bara di pietra di Marduk! Così disse loro Ishkur.
Ishkur attirò la loro attenzione sulle tre pietre di chiusura, già pronte per scivolare giù.
Che una morte lenta, perché sepolto vivo, sia la condanna di Marduk! Così Inanna approvò.
Alla fine della galleria, i tre abbassarono le pietre di chiusura.
Ciascuna di esse scivolò per chiudere l’ingresso, per sigillare Marduk come in una tomba.
Lontano dal Sole e dalla luce, senza cibo, né acqua, all’interno dell’Ekur, Marduk venne sepolto vivo.
Nel frattempo un messaggero porta la notizia dell’imprigionamento di Marduk a suo figlio Nabu. Sconvolto, il dio monta sul suo carro e raggiunge la casa sul limitare della piramide. Qui alcune guardie lo fermano e gli chiedono chi sia; il dio risponde di essere Nabu che viene da Borsippa per controllare che suo padre, colui che è stato imprigionato, stia bene.
L’araldo raggiunge intanto Sarpanit, moglie di Marduk. Le corre incontro piangendo davanti a lei, dicendo “alla piramide lo hanno portato”, e le mostra gli abiti del dio: “queste sono le vesti che gli hanno tolto”. Invece di queste, “gli hanno messo addosso l’abito della condanna”.
Della sua prigionia e della sua punizione, senza essere stato sottoposto a giudizio, Sarpanit, sua sposa, era profondamente addolorata.
Si affrettò da Enki, suo suocero; con il suo giovane figlio Nabu da lui si recò.
Che Marduk sia riportato fra i vivi! Così Sarpanit supplicò Enki.
Enki la inviò da Utu e Nannar, che avevano il potere di intercedere presso Inanna.
Che sia concesso il dono della vita al mio signore Marduk! Così Sarpanit invocò, indossando abito di penitente.
Che gli sia concesso di continuare a vivere con umiltà, rinuncerà allora al regno!
Inanna non era placata. Per la morte del mio amato, l’Istigatore deve morire! Così replicò Inanna.

Ninharsag, la Pacificatrice, convocò Enki ed Enlil, suoi fratelli.
Marduk deve essere punito, ma la morte non è giustificata! Così disse loro.
Che Marduk viva in esilio, che a Ninurta la successione sulla Terra sia demandata!
Enlil sorrise, soddisfatto delle sue parole: Ninurta era suo figlio, lei ne era la madre!
Se la scelta deve essere tra la vita e la successione, cosa posso mai dire io, che sono il padre?
Così rispose Enki con cuore greve. Le mie terre sono ormai in preda alla desolazione.
I conflitti devono finire, sto ancora piangendo per Dumuzi; che Marduk viva in esilio!
Se deve essere ristabilita la pace e se Marduk deve vivere, stipuliamo allora accordi vincolanti! Così disse Enlil a Enki.
Tutte le stazioni del Legame Cielo–Terra devono essere affidate a me solo e a me soltanto.
Devi affidare il dominio sulla Terra dei Due Canali a un altro dei tuoi figli.
Gli Igigi, che seguiranno Marduk, dovranno rinunciare al Luogo dell’Atterraggio e dovranno abbandonarlo.
Marduk deve andare in esilio nella Terra Senza Ritorno, che non è abitata da nessuno dei discendenti di Ziusudra!
Così dichiarò Enlil con fermezza, intendeva essere il più autorevole fra i fratelli.
Enki in cuor suo riconobbe la mano del Fato: Che così sia! Così acconsentì a capo chino.
Questo è ora il racconto di come Marduk venne salvato e mandato in esilio,
e di come l’Ekur venne smantellato

Soltanto Ningishzidda conosce le viscere di Ekur; che sia padrone sulla sua terra!

Una volta annunciate le decisioni dei Grandi Anunnaki, venne convocato Ningishzidda per operare il salvataggio.
La sfida era quella di riuscire a trarre in salvo Marduk dalla stanza chiusa e sigillata.
A lui affidarono un compito terribilmente arduo: liberare colui che è sepolto vivo.
Ningishzidda esaminò i progetti segreti di Ekur, studiò come aggirare il blocco.
Salverò Marduk attraverso un’apertura superiore, che sarà scavata nella roccia! Così disse ai capi.
In un luogo da me indicato, gli Anunnaki nelle pietre incideranno una porta.
Da lì scaveranno un condotto serpeggiante verso l’alto, sarà così creato un pozzo di salvataggio.
Attraverso cavità nascoste raggiungeranno il cuore di Ekur.
Entreranno attraverso le pietre all’apice delle cavità.
Con un’esplosione si apriranno un passaggio verso l’interno, aggirando così il blocco.
Proseguiranno poi lungo la grande galleria, solleveranno le tre lastre di pietra.
Raggiungeranno così la stanza superiore, prigione di morte di Marduk!
Gli Anunnaki, guidati da Ningishzidda, seguirono il piano da lui escogitato.
Crearono l’apertura con attrezzi che frantumano le pietre, scavarono il pozzo di salvataggio.
Raggiunsero così l’interno del monte artificiale, con un’esplosione si aprirono un varco.
Aggirando le tre pietre che bloccavano il passaggio, raggiunsero la camera superiore.
Sollevarono su di una piccola piattaforma le saracinesche; trassero in salvo Marduk svenuto.
Calarono il signore con cautela lungo il pozzo serpeggiante, lo condussero all’aria aperta.
Fuori, Sarpanit e Nabu erano in attesa dello sposo e del padre: fu una riunione felice.
Quando però a Marduk il padre Enki riferì le condizioni della liberazione,
Marduk si infuriò: preferisco morire anziché rinunciare al mio diritto regale per nascita! Così urlò.
Sarpanit gli gettò nelle braccia Nabu.
Siamo parte del tuo futuro! Così disse dolcemente.
Marduk era in collera. Marduk era umiliato. Al Fato mi arrendo! Così mormorò in un sussurro appena percettibile.
Insieme a Sarpanit e a Nabu partì alla volta della Terra Senza Ritorno.
Con moglie e figlio si recò in un luogo dove le bestie con le corna vengono cacciate.
Dopo la partenza di Marduk, la piramide fu sgombra, e Ninurta ha il via libera per ispezionarla e svuotarla di tutte le sue armi e congegni.
Ninurta, attraverso il pozzo, entrò nuovamente nell’Ekur.
Attraverso un corridoio orizzontale giunse alla vulva dell’Ekur.
Nel suo muro orientale, in una nicchia artificiale, la Pietra del Destino emetteva una radianza rossastra.
Il suo potere di uccidere s’impossessa di me, mi cattura con il richiamo di uccidere! Così Ninurta urlò all’interno della stanza.
Portatela via! Che sia distrutta! Così ordinò Ninurta ai suoi luogotenenti.
Ritornando indietro sui suoi passi, attraverso la grande galleria, Ninurta si recò nella camera più in alto, quella più riservata.
In un torace incavato pulsava il cuore di Ekur, dal quale si diffonde una rete (un radar) che serve a “sorvegliare Cielo e Terra”. Il sofisticato meccanismo è racchiuso in una scatola di pietra tagliata a misura, posto esattamente lungo l’asse nord-sud della piramide.
La forza di attrazione della sua rete era rafforzata da cinque compartimenti.
Ninurta con il suo bastone, colpì la pietra nel torace; rispose con un rimbombo.
Ninurta ordinò che venisse estratta la pietra Gug, che determina le direzioni, per portarla poi in un luogo da lui scelto.
Poi attraverso gli stretti passaggi che sono permeati da una leggera luce verde, scende lungo la Grande Galleria, che risplende invece di luci multicolori “la sua volta è come un arcobaleno, l’oscurità finisce qui” si disse,
A emettere questa luce multicolore sono 27 paia di diversi cristalli disposti a intervalli regolari per tutta la lunghezza di ciascun lato della Galleria.
Ninurta esaminò le ventisette coppie di cristalli di Nibiru.
Molti cristalli erano stati danneggiati nella lotta con Marduk; altri, invece, ne erano usciti indenni.
Ninurta ordinò di rimuovere quelli intatti dai loro incastri; gli altri li polverizzò con il suo raggio.
Fuori dalla Casa Che è Come una Montagna, a bordo del suo Uccello Nero, Ninurta in alto si librò.
Rivolse la propria attenzione alla Pietra Apicale; era l’incarnazione stessa del suo nemico.
Con le sue armi la smosse, al suolo la rovesciò, frantumandola.
Che nessuno debba più avere paura di Marduk! Così dichiarò Ninurta vittorioso.
Sul terreno di battaglia gli Anunnaki, lì riuniti, cantarono allora le lodi di Ninurta: Come Anu sei fatto! Così urlarono al loro eroe e capo.

Per rimpiazzare il faro ormai inattivo, venne scelto un monte nei pressi del Luogo dei Carri Celesti.
All’interno delle sue viscere vennero collocati i cristalli recuperati.
Sulla sua cima venne installata la Pietra Gug, la Pietra della Direzione.
Venne chiamato Monte Mashu, il Monte della Suprema Barca Celeste.

CONTINUA ==> Sinossi della 11′ Tavoletta  del Libro Perduto di Enki 11/12’Tav. “Periodo di Pace e Nuove Città”

==> LIBRO PERDUTO DI ENKI

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