3’Tavoletta [C] “Eridu”

Sinossi della 3’Tavoletta  del Libro Perduto di Enki
[C] “Eridu”

Questo è ora il racconto di come Eridu fu creata sulla Terra, di come ebbe inizio il conto di sette giorni.

Siate i benvenuti sulla Terra! Così li accolse Alalu.
Grazie alle sue parole irradiate fu possibile individuare il luogo dove egli si trovava.
Anzu diresse il carro verso il posto esatto, galleggiando come una barca, si muoveva sulle acque.
Ben presto l’infinito oceano si restrinse; su entrambi i lati, come un guardiano, apparve la terra asciutta.
Sulla sponda sinistra, si ergevano colline dal color brunito, su quella destra, si ergevano montagne svettanti verso il cielo.
Il carro si dirigeva verso il luogo di dimora di Alalu, sulle acque fluttuava come una barca.
La terra asciutta era sempre più inondata dalle acque, al posto dell’oceano vi erano paludi.
Anzu impartì ordini agli eroi, comandò loro di indossare gli abiti da Pesce.
Solo allora venne aperto un portello del carro, gli eroi discesero nelle paludi.
Attaccarono forti corde al carro, con le corde trainavano il carro.
Le parole irradiate da Alalu diventarono più imperiose. Affrettatevi! Affrettatevi! Così esortava.
All’estremità delle paludi qualcosa attirò il loro sguardo: scintillante ai raggi del Sole, risplendeva un carro di Nibiru; era il Carro Celeste di Alalu!
Gli eroi affrettarono il passo, si affrettarono verso il carro di Alalu.
Impaziente, Ea indossò l’abito da Pesce; nel petto il cuore gli batteva forte.
Balzò nella palude, diresse i suoi passi veloci verso il suo margine.
Le paludi erano ricolme di acqua, erano più profonde di quanto non si aspettasse.
Il passo si trasformò in nuoto, avanzò con audaci bracciate.
Quando si avvicinò alla terra asciutta, scorse prati verdi.
Poi i suoi piedi toccarono terra; allora si alzò e proseguì camminando.
Ritto davanti a sé scorgeva Alalu, che agitava le mani in segno di saluto.
Uscendo dalle acque Ea mise piede sulla sponda: era proprio sulla bruna terra!
Alalu corse verso di lui; abbracciò forte il figlio acquisito in virtù del matrimonio.
Benarrivato su di un altro pianeta! Così Alalu accolse Ea.

In silenzio Alalu abbracciò Ea, i suoi occhi furono colmi di lacrime di gioia. Davanti a lui Ea chinò il capo, mostrando rispetto per il padre acquisito in virtù del matrimonio. Gli eroi avanzavano attraverso le paludi; molti indossavano abiti da Pesce, molti si affrettavano verso la terra asciutta.
Tenete il carro a galla! Anzu così ordinava.
Ancoratelo nelle acque, evitate il fango che è davanti! Gli eroi saltarono a riva, si inchinarono al cospetto di Alalu. Anche Anzu giunse a riva, fu l’ultimo a lasciare il carro. S’inchinò al cospetto di Alalu;
Alalu lo strinse in un abbraccio di benvenuto. A tutti coloro che erano arrivati Alalu rivolse parole di benvenuto.
A tutti coloro che erano lì riuniti, Ea impartì ordini. Qui sulla Terra sono io il comandante! Così asserì.
Siamo venuti per assolvere a una missione di vita o di morte; il destino di Nibiru è nelle nostre mani!
Si guardò intorno; cercava un luogo per accamparsi.
Ammucchiate del terreno, create lì dei tumuli! Così Ea ordinava per allestire un accampamento.
Indicava un luogo non distante, una dimora di canne eretta da Alalu.
Rivolse poi la parola ad Anzu: irradia la notizia a Nibiru, annuncia a mio padre, Anu, il nostro arrivo coronato da successo!
Di lì a poco il colore de] cielo mutò; da luminoso si trasformò in rossastro.
Uno spettacolo mai visto prima si presentava ai loro occhi: come una palla infuocata il Sole scompariva all’orizzonte!
Grande timore attanagliò gli eroi, una Grande Calamità essi temevano!
Alalu, sorridente, rassicurò loro con parole di conforto: è solo il tramonto del Sole.
Sulla Terra segna la fine di un giorno.
Coricatevi per un breve riposo; una notte sulla Terra è incredibilmente breve.
Prima ancora che ve lo aspettiate, il Sole farà di nuovo capolino; sulla Terra sarà giorno!
Prima ancora che se lo aspettassero, l’oscurità li avvolse, separando i cieli dalla Terra.
Fulmini squarciavano l’oscurità, piogge seguivano ai tuoni.
Le acque erano gonfiate dai venti, tempeste di un dio sconosciuto.
Gli eroi si sedettero nel carro, nel carro gli eroi si stiparono.
Il riposo non discese su di loro; erano molto inquieti.
Con cuore palpitante attesero il ritorno del Sole.
Quando i suoi raggi fecero capolino, sorrisero nuovamente; si davano manate sulle spalle ed erano gioiosi.
Si fece di nuovo sera e di nuovo mattina, fu il loro primo giorno sulla Terra.
Allo spuntar del giorno Ea valutò gli eventi: era per lui importante la separazione delle acque.
Nominò Engur Signore delle Acque Dolci, perché procurasse acqua da bere.
In compagnia di Alalu si recò alla Pozza del Serpente, per esaminare le sue acque dolci; la pozza brulicava di serpenti malvagi! Così riferì Engur a Ea.
Ea contemplò allora le paludi, valutò l’abbondanza dell’acqua piovana.
Affidò a Enbilulu le paludi, gli ordinò di delimitare il folto bosco di canne.
Affidò a Enkimdu fossati e argini, gli ordinò di tracciare un confine per le paludi.
Gli disse di creare un luogo per raccogliere le acque che piovono dal cielo.
Vennero così separati i Mari Inferiori dai Mari Superiori, le acque della palude vennero separate dalle acque dolci.
Si fece di nuovo sera e si fece di nuovo mattino, era il secondo giorno sulla Terra.
Quando il Sole annunciò il mattino, gli eroi erano già impegnati nei compiti loro assegnati.
Ea si diresse in compagnia di Alalu verso il luogo dell’erba e degli alberi.
Prese a esaminare tutto quanto cresceva nel giardino, le varie specie di erbe e di frutti.
A Isimud, il suo visir, Ea poneva domande:
Cos’è questa pianta? Cos’è quella pianta? Così lo interrogava.
Isimud, uomo di grande conoscenza, sapeva ben riconoscere le piante che danno cibo.
Colse un frutto per Ea. E una pianta del miele! Così spiegava a Ea.
Lui stesso mangiò un frutto, anche Ea mangiò un frutto!
Ea affidò all’eroe Guru le piante che danno cibo, cibo particolarmente prelibato.
Così agli eroi vennero assicurati cibo e acqua; ma non erano sazi.
Si fece di nuovo sera e si fece di nuovo mattino, era il terzo giorno sulla Terra.
Il quarto giorno i venti cessarono di soffiare, il carro non fu più in balìa delle onde.
Che siano prelevati gli strumenti dal carro, che dimore siano create nell’accampamento! Così ordinò Ea.
Ea nominò Kulla, gli affidò terriccio e mattoni; lo incaricò di forgiare mattoni con l’argilla;
Ordinò a Mushdammu di porre le fondamenta; lo incaricò di erigere abitazioni.
Per tutto il giorno splendeva il Sole, di giorno una forte luce brillava.
Di sera, quando era piena, Kingu, la Luna della Terra, una debole luce proiettava sulla Terra.
Una luce più fioca, per governare la notte, per assecondare il volere degli dèi celesti.
E si fece di nuovo sera e si fece di nuovo mattino, era il quarto giorno sulla Terra.
Il quinto giorno Ea ordinò a Ningirsig di costruire una barca di canne: per misurare le paludi, per stimare l’estensione degli acquitrini.
Ea prese come compagno Ulmash, Colui Che Conosce Cosa Brulica nelle Acque, Colui Che Conosce gli Animali che Volano.
Ea lo prese come compagno per distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo.
Delle specie che nuotano nelle acque, delle specie che volano nei cieli, molte erano sconosciute a Ulmash.
Stupefacente era il loro numero. Le carpe erano buone, ma nuotavano fra specie cattive.
Ea convocò Enbilulu, il Signore delle paludi;
Ea convocò Enkimdu, responsabile di fossati e argini.
Ordinò loro di creare una barriera nelle paludi.
Con bambù e canne verdi di erigere una barriera, di separare i pesci dagli altri pesci.
Di creare una trappola per la carpa, dalla quale non si potesse liberare.
Di creare un luogo dal quale nessun uccello buono da mangiare potesse scappare.
Così vennero separate le specie buone di pesci e volatili, per poter saziare gli eroi.
Si fece di nuovo sera e si fece di nuovo mattino, era il quinto giorno sulla Terra.
Il sesto giorno Ea si occupò delle creature del giardino.
Assegnò a Enursag il compito di distinguere ciò che striscia da ciò che cammina.
La loro varietà sorprese Enursag; riferì a Ea della loro ferocia e della loro primitività.
Ea convocò Kulla, impartì un ordine urgente a Mushdammu: che entro sera siano completate le dimore, che da uno steccato siano circondate per protezione!
Gli eroi si misero subito all’opera, velocemente vennero posti i mattoni delle fondamenta.
I tetti furono coperti di canne, con alberi tagliati venne eretto uno steccato.
Anzu prelevò dal carro il Raggio Che Uccide, installò alla dimora di Ea Ciò Che Irradia Parole.
Al crepuscolo l’accampamento era ormai terminato! Gli eroi vi si raccolsero per trascorrere la notte.
Ea, Alalu e Anzu considerarono l’operato; tutto ciò che era stato fatto, era stato fatto davvero bene!
Si fece di nuovo sera e si fece di nuovo mattino, era il sesto giorno.
II settimo giorno gli eroi si riunirono all’accampamento.
A loro Ea così parlò:
Abbiamo intrapreso un viaggio periglioso, lungo una strada pericolosa abbiamo viaggiato da Nibiru fino al settimo pianeta.
Siamo giunti con successo fino alla Terra, abbiamo fatto molte cose buone, abbiamo creato un accampamento.
Che questo sia un giorno di riposo; che d’ora in poi il settimo giorno sia sempre di riposo!
Che d’ora in poi questo luogo sia chiamato col nome di Eridu, che significherà Casa Lontana da Casa!
Che la promessa venga mantenuta, che di Eridu Alalu sia dichiarato comandante!
Gli eroi così riuniti diedero all’unisono il loro consenso.
Parole di assenso Alalu pronunciò, rese poi omaggio a Ea:
Che a Ea venga dato un secondo nome, che sia chiamato Nudimmud, l’Abile Creatore!
All’unisono gli eroi diedero il consenso.
Si fece di nuovo sera e si fece di nuovo mattino, era il settimo giorno sulla Terra.

Sinossi della 3′ Tavoletta  del Libro Perduto di Enki [D] “Prime estrazioni”

==> LIBRO PERDUTO DI ENKI

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