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Elia e la macchina volante con cavalli di fuoco

Elia e la macchina volante con cavalli di fuoco

 

Nella Bibbia ci sono così tante storie dove i personaggi sono seguiti da ogni sorta di cose innaturali e incoerenti come le azioni che compiono, e che quindi rendono questo libro quasi assurdo e impossibile. Non c’è una sola storia in cui i suoi autori non descrivono qualcosa di fantastico legato a colui che  adornano…Dio!Elia e la macchina volante con cavalli di fuocoQuesta è la storia di Elia, un uomo prescelto da Dio, che viaggia insieme al suo schiavo Eliseo.

La vita e l’attività di Elia sono sostanzialmente narrate nei due Libri dei Re: operò come profeta di Yahwèh, che come sappiamo era un El, cioè un appartenete alla schiera degli Elohìm; originario di Tishbe di Galaad, svolse la sua missione al tempo del re Acab (IX secolo a.C.).

Nel primo capitolo del Secondo libro dei Re, Elia riesce “magicamente” a far bruciare 51 persone, per ben 2 volte!

2 Re 2

10/12 Elia rispose al capo della cinquantina: “Se sono uomo di Dio, scenda il fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta”. Scese un fuoco dal cielo e divorò quello con i suoi cinquanta …

Chissà da dove e come arrivava questo fuoco da cielo… certamente NON da una nuvoletta su cui è adagiato il vostro Dio! … ma, direi, che provenisse più probabilmente dal suo Ruach o dal suo Kavod!

… ma passiamo al 2′ capitolo che inizia con Dio (Yahweh) che vuol “rapire in cielo” Elia. Perchè non lo fa subito? Apparentemente non può, perché è venuto con Eliseo, che insiste nel non lasciarlo, anche se Elia insiste costantemente che deve andarsene perchè è Dio che lo sta ordinando.

2 Re 2

1 Poi, volendo Dio rapire in cielo in un turbine Elia, questi partì da Gàlgala con Eliseo. 2 Elia disse a Eliseo: “Rimani qui, perché il Signore mi manda fino a Betel”. Eliseo rispose: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”. Scesero fino a Betel. 3 I figli dei profeti che erano a Betel andarono incontro a Eliseo e gli dissero: “Non sai tu che oggi il Signore ti toglierà il tuo padrone?”. Ed egli rispose: “Lo so anch’io, ma non lo dite” … 

Elia e la macchina volante con cavalli di fuocoLa stessa scena, con gli stessi dialoghi, si ripeterà altre due volte: a Gerico e al fiume Giordano. (2Re2 ;4/6).

Giunti sul fiume Giordano ecco che Elia fa uno dei suoi “Miracoli”!!

7 …. loro due si fermarono sul
Giordano. 8 Elia prese il mantello, l’avvolse e percosse con esso le acque, che si divisero di qua e di là; i due passarono sull’asciutto.

Il mantello doveva avere dei super poteri o semplicemente il flusso delle “acque” di quel momento non era molto. 


 Improvvisamente, un carro di fuoco con cavalli in fiamme appare dal nulla ed Elia vi si arrampica sopra e volerà verso il cielo. 

11 Mentre camminavano conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. ….. 12 Eliseo …non lo vide più.

Bene, direte voi “é andato in paradiso”! …ma non è proprio così, poichè Elia ci è andato VIVO e con le sue gambe!… a voi la risposta!


Eliseo si dispera, e andato via il suo padrone vede il mantello che Elia aveva lasciato e lo prende. E cosa succede? Eliseo diventa come Elia! un mini-Mosè che “divide le acque” fermandone la corrente e “asciugando” il fiume per attraversarlo.

2 Re 2

14 Prese il mantello, che era caduto a Elia, e colpì con esso le acque, dicendo: “Dove è il Signore, Dio di Elia?”. Quando ebbe percosso le acque, queste si separarono di qua e di là; così Eliseo passò dall’altra parte.

I “figli dei profeti”, quindi, lo vedono fare la stessa cosa che Elia aveva fatto e in uno spettacolo di intelligenza e deduzione concludono che Eliseo ora ha parte dello “spirito” di Elia su di lui.

15 Vistolo da una certa distanza, i figli dei profeti di Gèrico dissero: “Lo spirito di Elia si è posato su Eliseo”. Gli andarono incontro e si prostrarono a terra davanti a lui …

(A quanto pare, lo “spirito” è come la pizza: può essere divisa in porzioni.)

Conclusione

Elia e la macchina volante con cavalli di fuoco” Il “rapimento” di Elia è un evento che con terminologia moderna potrebbe essere definito una vera e propria “abduction”, cioè un rapimento a opera di alieni che lo prelevano sul loro carro volante.

Ci limitiamo qui a ribadire che il termine “rapimento” usato normalmente non appare appropriato, perché quanto successo al profeta era conosciuto in anticipo: Elia vi si è avviato consapevolmente ed era accompagnato dai suoi seguaci, che erano a loro volta a conoscenza di quanto stava per avvenire. Il prelevamento sul carro volante era dunque stato debitamente programmato.

Sottolineiamo, per inciso, che questo evento viene indebitamente utilizzato da coloro che affermano che nei Vangeli cristiani è presente la dottrina della reincarnazione. In sintesi, i sostenitori di questa tesi affermano che la dottrina della reincarnazione è presente nei passi evangelici in cui il popolo identifica Giovanni Battista con il profeta Elia tornato nella nuova veste (Mt 11,12-14; 17,10-13). La Bibbia però dice chiaramente che Elia è salito “vivo” sul carro degli Elohìm; vi è salito volontariamente per compiere un viaggio dal quale poi non ha più fatto ritorno: è evidente dunque che “non può reincarnarsi chi non è morto”, e infatti gli ebrei del tempo ne attendevano il ritorno e non la rinascita.” (tratto da un articolo di Mauro Biglino)


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Fonte: https://www.ateoyagnostico.com

https://maurobiglino.it/

EZECHIELE E IL CARRO DEGLI ELOHIM

EZECHIELE E IL CARRO DEGLI ELOHIM

EZACHIELE

Ancora più famoso e certamente meglio descritto, è il carro celeste che vide uno fra i più importanti profeti biblici, il profeta Ezechiele.

Nel 580 a.c. viveva in un ghetto di Babilonia il profeta biblico Ezechiele, un membro delle tribù israelitiche lì deportate qualche anno prima da parte del Re Nabucodonosor dopo la presa di Gerusalemme.
Nell’anno 584 Ezechiele, ancor giovane, durante una delle sue peregrinazioni nel deserto, vive un’avventura straordinaria, ed è testimone oculare di un avvenimento incredibile tanto da descriverlo per un intero capitolo:

“Un carro celeste” si posa al suolo davanti ai suoi occhi; in cima ad esso egli scorge la figura, che di li a poco incominciava a rivolgergli la parola.

Nel testo biblico si legge:

<< Il cinque del quarto mese dell’anno trentesimo, mentre mi trovavo fra i deportati sulle rive del canale Chebàr, i cieli si aprirono ed ebbi “visioni divine” >>…….


Quello che Ezechiele vide era unentità con sembianze umane, avvolta da un alone di luce, seduta su un trono che poggiava su un “firmamento” di metallo all’interno del carro. Il veicolo stesso che poteva muoversi in tutte le direzioni per mezzo di ruote concentriche e sollevarsi verticalmente da terra, era descritto dal profeta come un turbine splendente.

La frase “visioni divine” è molto generica ed infatti viene sempre tradotto in questo modo, ma la differenza sostanziale sta proprio nel Testo Originale dove è espressamente indicato il termine “ELOHIM” ovvero “Quelli dell’alto”, quindi è chiaro che il Profeta ha visto una moltitudine di soggetti quando il “cielo si aprì”.

<< Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di elettro incandescente.>>

Ezechiele osserva un oggetto nel cielo che emette luce propria, e fino a pochi decenni fa poteva sembrare tutto inspiegabile ciò che Ezechiele aveva visto ma già oggigiorno con molte più conoscenze ingegneristiche è più facile comprendere che non si tratta di un evento inventato o per lo meno inspiegabile.

Ezechiele ci dice che questa grande massa di fuoco era posizionata nel mezzo, quindi quale termine migliore poteva trovare quest’uomo nel descrivere un “sistema di propulsione?”

Cerchiamo ora di immedesimarci nella situazione che visse Ezechiele: un sacerdote degli Israeliti, ha improvvisamente uno straordinario incontro con un “carro celeste”, ma noi sicuramente lo avremmo identificato con la parola UFO ma a quel tempo non si conosceva tale epiteto. Ma sono solo lo incontra, ma lo studia bene perchè ne riconosce la struttura, che lui denomina “ali”, “gambe metalliche”, “ruote”, un corpo centrale ed infine un essere posto al centro sulla sommità, seduto su di un trono che gli si rivolge verbalmente.

EZACHIELE aEzechiele descrive quindi quattro corpi, che ai suoi occhi avevano sembianze umane, in ognuno dei quali egli ravvisa quattro ali e quattro facce.
E’ bene precisare che Ezechiele non li definisce umani ma SIMILI, e oggi noi li definiremo “umanoidi”.
Nel testo originale è scritto che avevano sembianze di “Adam” ovvero diEZECHIELE SCAFANDRO “terrestri” per farci intendere che aveva visto personaggi dall’aspetto umano.
Inoltre è da notare che il Profeta dice “quattro FACCE” e no quattro TESTE…..quindi possiamo dedurre che potevano essere le “facce” di un qualche tipo di casco spaziale?
Gli scafandri da sommozzatori, ad esempio, a modo loro hanno quattro “facce”!

<< Da questi corpi si sprigionavano a più riprese dei lampi e avevano qualcosa di simile a mani umane sulle loro “gambe”. Tali “gambe” erano dritte e presentavano dei “piedi” arrotondati come dei piedi di un vitello che rilucevano come “rame lucido”>>.

Le “gambe diritte” potrebbe essere un effetto tubolare della presunta “tuta spaziale” che indossavano questi esseri? E per quanto riguarda l’aspetto dei loro piedi “arrotondati come dei piedi di un vitello che rilucevano come rame lucido”, non sembra che stesse descrivendo proprio degli stivali indossati dagli astronauti che sono appunto arrotondati e che presentano delle bande fluorescenti alla base?

Tutto questo è molto probabile visto che ai tempi di Ezechiele e parliamo del 600 a.c., esistevano solo sandali aperti, quindi immaginiamoci vedere delle scarpe a forma di tubolare!
E sicuramente se nel 1969 ci fosse stato un Ezechiele sulla Luna e avesse visto Amstrong, Aldrin e Collins sbarcare sul suolo lunare con le loro tute spaziali, forse li avrebbe descritti, magistralmente, allo stesso modo, e in effetti i tre astronauti erano tutti e tre “uguali”!

Ancora poi Ezechiele ci dice che questi esseri avevano quattro ali:

<< Le loro ali erano spiegate verso l’alto ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo>>.

Per la prima coppia di “ali che si toccavano” forse Ezechiele ha notato un qualche tipo di bombole di respirazione, proprie degli astronauti?….e la seconda coppia di ali che coprivano il corpo forse aveva notato qualcosa che indossavano questi esseri e non sapendo cosa fosse le ha chiamate impropriamente “ALI”…….ma la traduzione letterale di questo passo è questa:

<< le loro facce e le loro ali erano separate dal di sopra ciascuno aveva due uniti uno all’altro e due coprenti il loro corpo>>.

Alcuni studiosi sostengono che quando Ezechiele dicesse “al di sopra” intendesse dire “dalle spalle”, quindi non erano normali ali come per gli uccelli….
Infatti i versetti successivi ci aiutano a capire meglio la strumentazione che gli Elohim usavano per spostarsi e la loro velocità nei movimenti…

A questo punto sorge una domanda…..Ezechiele parla espressamente di Elohim ma li descrive con un aspetto nettamente diverso dagli altri personaggi biblici che ne hanno parlato….perchè?
Forse Ezechiele ha visto degli Elohim che indossavano speciali tute e maschere? E perchè se così fosse?

Forse la risposta viene dal luogo e contesto storico in cui Ezechiele si trovava al momento della visione.
Ricordiamoci che Ezechiele e gli altri Israeliti erano in schiavitù a Babilonia, in un territorio governato sicuramente da altri Elohim di fazione opposta agli Elohim degli Israeliti.
E se essi erano, come dice Ezechiele, gli “Angeli mandati dal Dio degli Israeliti”, forse erano una specie di militari in territorio nemico, potremmo dire oggi senza alcun problema “una spedizione”….

Ezechiele pregava da tempo il Dio degli Israeliti di liberarli dalla schiavitù in cui si trovavano, e sembra che questa visita fu fatta apposta per dare un messaggio ad Ezechiele….anche se per un semplice messaggio sembrano tanti quattro Elohim, ma se pensiamo che si trovavano in territorio ostile allora abbiamo una spiegazione logica sul numero e sicuramente sull’equipaggiamento che indossavano.

<< Sotto le ali ai quattro lati avevano mani d’uomo tutti e quattro avevano le medesime sembianze e le proprie ali e queste ali erano unite l’una all’altra. Essi avanzavano senza girarsi ciascuno avanzava diritto davanti a se. Procedevano dove tirava “quel vento” dello spirito senza girarsi>>.

Qui abbiamo una descrizione tipica degli apparecchi spinti da motori a razzo, infatti la parola “VENTO” è preceduta da “QUEL”, che indica la frase precedente e fa capire che non è il vento normale dell’aria, bensì il fuoco che esce dai “propulsori” che li spinge in direzione.

<< Le loro facce erano di uomo poi fattezza di leone a destra di toro a sinistra e ognuno dei quattro fattezze d’aquila. >>

Qui notiamo sempre una descrizione del loro abbigliamento o forse perchè era una loro simbologia ufficiale oppure perchè forse sempre in base al luogo dove si trovavano, per passare inosservati, avevano scelto di adottare una specie di travestimento indossando simboli tipici degli Elohim babilonesi in modo da passare inosservati e confondersi con loro, difatti “toro”, “aquila”, “leone” erano i simboli più ricorrenti della metropoli mesopotamica, ma queste sono solo delle ipotesi.

<< Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. Gli esseri andavano e venivano come un baleno. Io guardavo quegli esseri ed ecco sul terreno una ruota al loro fianco di tutti e quattro>>

Qui Ezechiele fa capire che loro i “quattro” si muovevano in aria con molta velocità forse dall’alto controllavano che la zona fosse tranquilla ovvero che non ci fossero altri intrusi oltre Ezechiele.

<< e l’aspetto delle ruote era come il topazio tutt’e quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura era come di ruota in mezzo a un’altra ruota. Potevano muoversi in quattro direzioni senza aver bisogno di voltare nel muoversi >>

EZACHIELEruotaEzechiele magistralmente non dice che la ruota è come il topazio, ma bensì la struttura e per gli ebrei antichi “topazio” è un’estensione, un gergo per dire: “portare l’anello al dito”, quindi intendendo un qualcosa di circolare e ancora con l’espressione << una ruota in mezzo un’altra ruota >>, quale meglio descrizione di un odierno disco volante? << senza aver bisogno di voltare nel muoversi >> Che può muoversi in quattro direzioni senza voltarsi?
Ricordiamoci che siamo nel 593 a.c. e si cercava di descrivere ciò che si vedeva, in base a ciò che si conosceva a quel tempo.

Se non si è convinti che Ezechiele stesse descrivendo un disco volante allora aspettate di leggere cosa dice ora….

<< La loro circonferenza era assai grande
e i cerchi di tutt’è quattro erano pieni di occhi tutt’intorno >>

Quindi Ezechiele sta descrivendo un oggetto circolare assai grande con una serie di oggetti luminosi tutt’intorno che lui identifica con l’appellativo di occhi.

<< Quando quegli esseri viventi si muovevano anche le ruote si muovevano accanto a loro e quando gli esseri si alzavano da terra anche le ruote si alzavano. Dovunque lo spirito le avesse spinte le ruote andavano e ugualmente si alzavano perchè lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote. Al di sopra delle teste degli esseri viventi vi era una specie di firmamento, simile ad un cristallo splendente, disteso sopra le loro teste >>

Qui abbiamo una chiara e precisa descrizione di quei tempi di qualcosa simile ad un cristallo splendente, noi avremmo detto un casco o oblò riflettente, difatti se immaginiamo un casco da astronauta ci rendiamo subito conto di come la visiera di vetro del casco rifletta come uno specchio.

<< e sotto il firmamento vi erano le loro ali distese l’una di contro all’altra ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. Quando essi si muovevano io udivo il rombo delle ali simile al rumore di grandi acque come il tuono dell’Onnipotente come il fragore della tempesta come il tumulto d’un accampamento. Quando poi si fermavano ripiegavano le ali >>

Sicuramente Ezechiele stava ammirando questi esseri che si accingevano a scendere sul terreno con le loro tute dotate di qualche sistema di propulsione ad “endoreattori”… << ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo >> quindi ogni tuta era dotata di due endoreattori localizzati ai fianchi delle tute che con il loro movimento dall’alto al basso permettevano a questi esseri di muoversi liberamente in aria.

<< Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste >>, qui Ezechiele sente subito un altro rumore e ci parla di un altro “firmamento” ma questa volta non “disteso sulle loro teste”, ma bensì “sopra le loro teste”, come se per guardare abbia dovuto alzare lo sguardo….

<< E al di sopra della volta posta sulle loto teste, si scorgeva una specie di trono brillante come uno zaffiro, sul quale sedeva un essere simile ad un uomo >>

Ezechiele ci parla di una specie di trono che dall’alto sembra scendere in basso con sopra un essere che somigliava ad un uomo….forse Ezechiele stava osservando una specie di sedile con comandi direzionali come usano gli astronauti nello spazio o qualcosa di simile?

<< Era circondato da uno splendore il cui aspetto era simile a quello dell’arcobaleno nelle nubi in un giorno di pioggia. Tale mi apparve l’aspetto della Gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra e udii la voce di uno che parlava >>

Ezechiele ci dice di essere entrato in un arcobaleno di colori e di esserne rimasto estasiato e dopo di aver sentito la voce di qualcuno che parlava.

Il tutto avvenne in forma telepatica infatti Ezechiele scrive: << Mi disse: “Figlio dell’uomo, alzati, ti voglio parlare”. Ciò detto, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava. >>

Nulla di strano se il giovane profeta, di fronte ad un tale spettacolo cade in preda ad uno shock per l’esperienza vissuta; parecchi giorni dopo infatti scrive: << Mi riunii agli esiliati che vivevano lungo il fiume Kebar, a Tel Abib. Rimasi con loro sette giorni, completamente sconvolto>>.

Ezechiele descrive nel suo libro i ripetuti incontri che ebbe con tale veicolo spaziale ed il suo equipaggio. Per due volte egli venne preso a bordo, per essere portato in un luogo lontano.

Nel 40° capitolo scrive:

<< Nel venticinquesimo anno della nostra prigionia, all’inizio dell’anno, al decimo giorno del mese, la mano del Signore venne verso di me, per portarmi laggiù; là essa mi ripose su di un’alta montagna, ove stavano edificando qualcosa di simile ad una città rivolta verso sud>>.

Ezechiele, che non può sapere dove in realtà è stato portato, pensa di trovarsi in una qualche regione di Israele. Davanti al tempio, sotto la porta di accesso, stazionava un uomo di aspetto “metallico”, che in mano aveva una squadra ed un cordoncino di seta.

Quanto segue nel libro di Ezechiele è una dettagliata descrizione, di numerose pagine, relativa ad una strana struttura provvista di mura esterne, atri, cortili, interni, porte di accesso, scale, camere e dell’intero tempio. Di tale edificio si sono avuti nel passato ripetuti tentativi di ricostruzione, ma essi fallirono per l’imprecisione dei dati forniti da Ezechiele in merito alle dimensioni complessive ed al perimetro e la mancanza di indicazioni relative all’altezza delle strutture.

Pertanto i teologi si sono sinora accontentati della versione ufficialmente nota, secondo la quale Ezechiele non si sarebbe trovato di fronte ad un tempio vero e proprio, ma alla visione del futuro tempio di Gerusalemme. Che queste siano conclusioni quanto meno frettolose e semplicistiche, è stato sinora ampiamente dimostrato. Una cosa è certa: il tempio di Ezechiele più che “visione”, pare un qualcosa di realmente esistito: le misure da lui riferite sono esatte, risultano tra loro coerenti e descrivono un grande edificio costruito in qualche regione del nostro pianeta intorno all’anno 580 a.c.

Ma la domanda che si pone è: dove si trova attualmente questa struttura? Certamente non in Israele, non a Gerusalemme e forse neppure nel Medio Oriente, in quanto in tal caso essa sarebbe già stata scoperta. Il tipo di edificazione fa pensare ad un complesso sito in qualche regione del Sud o del Centro America. Una simile scoperta avrebbe sensazionali implicazioni. E se il tempio veniva effettivamente usato dagli extraterrestri come base logistica, è possibile che nella sua zona di ubicazione ancora oggi siano reperibili resti delle strutture di ricovero dell’astronave, vale a dire delle vestigia di una tecnologia extraterrestre.

In tal modo la ricerca del tempio di Ezechiele potrà affermarsi come uno dei più straordinari ed importanti compiti per la futura paleoastronautica.

Un esempio è il libro “Chariots of the gods” (I carri degli dèi) dello svizzero Erich von Daniken (ciò vale anche per il film che è stato tratto dal suo libro). L’autore sosteneva che il libro biblico di Ezechiele, al capitolo 1 conterrebbe una descrizione di dischi volanti provenienti dallo spazio che visitano la terra. Mentre recentemente alcuni studiosi (tra cui Josef F. Blumrich della NASA) si sono occupati di questo passo della Bibbia e hanno concluso che il carro visto da Ezechiele era un elicottero formato da una cabina poggiata su quattro sostegni, ciascuno dei quali munito di ali rotanti un vero e proprio turbine.


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FONTE ==> http://www.art-litteram.com/index.php?option=com_content&view=article&id=60%3Ai-nefilim-il-popolo-dei-razzi-fiammeggianti&catid=31%3Alo-scrigno-dellarcano&Itemid=36&showall=1

 

MOSE’ E LA “GLORIA” DI YAHWHE

MOSE’ E LA “GLORIA” DI YAHWHE

 

MOSE' SINAI 1Sappiamo che Mosè parlava con il suo Elohim (Dio) chiamato “Yahwhe” sul monte Sinai, e in un incontro particolare Mosè fa una richiesta precisa al suo Dio, quello di dare un segno della sua potenza, di modo da far capire a tutta la gente che lo seguiva che era in grado di mantenere tutte quelle promesse che egli aveva fatto e quindi convincerli a seguirlo nel deserto. Mosè quindi chiede espressamente che, se deve persuaderli, dovrebbe vedere personalmente questa sua potenza, quella che tradizionalmente viene sempre indicata come la “Gloria di Dio”. In realtà dalle traduzioni bibliche Mosè dice a Yahwhe << Mostrami il tuo “Kavod”>>, che in termini ebraici significa letteralmente “qualcosa di pesante”, un oggetto potente e pesante che non ha niente a che vedere col significato astratto di Gloria. Questo Kavod è talmente pesante e potente che Yahwhe dice a Mosè che quando glielo farà vedere non potrà passargli vicino altrimenti morirebbe a causa della potenza dell’oggetto (Esodo 33,18-23).

E qui si pone una prima riflessione sulla questione…..possibile che la Gloria di Dio uccide? Potremmo rispondere a primo avviso di si…..ma se è possibile che Dio non riesca a controllare gli effetti devastanti della sua Gloria? Evidentemente no…..non ne aveva le capacità e quindi è da ritenere che quando Yahwhe passava con il suo Kavod vicino ad un uomo questi ne moriva, e Dio stesso non era in grado di controllare e gestirne la potenza. Yahwhe  era cosciente di questa cosa, tanto e vero che dice a Mosè di nascondersi in una fenditura della roccia quando passerà accanto a lui (Esodo 33,22), e qui ci viene da supporre che la roccia sia più potente della “Gloria di Dio” in quanto capace di fermare gli effetti mortali del suo Kavod.

Ci viene anche da supporre che questa “Gloria” non era sempre a disposizione del “Dio” in quanto alla richiesta di Mosè di mostrargli un segno, Yahweh risponde << Tieniti pronto per domani mattina:…>>. Quindi la cosa andava programmata, e quando Dio si fece vedere con questa sua Gloria, il popolo che era ai piedi della montagna udì forti rumori e vide grosse nubi, quindi oltre ad uccidere se le stavi vicino faceva anche molto rumore

Ma torniamo all’incontro: sappiamo che, nonostante l’espediente della roccia, Mosè ne esce comunque toccato da questi effetti, e quando ridiscese il monte, il suo popolo vede sul suo volto gli effetti dell’esposizione al Kavod, poiché era bruciato in viso. E sappiamo anche che in seguito Mosè doveva coprirsi il volto con un velo quando stava all’aperto, e lo poteva scoprire solo quando stava in tenda o di notte. (Esodo 34)

Quindi possiamo affermare che la “Gloria di Yahweh” non è altro che un potente veicolo con chissà quali effetti, capace di poter procurare bruciature a parti scoperte del corpo,  o peggio ancora di uccidere chiunque ne entri in contatto diretto.

 

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FONTE ==> MISTERI E VERITA’

GLI DEI DELLA BIBBIA

Gli dèi della Bibbia

Negli elenchi di divinità mesopotamiche, compilati dagli Assiri intorno al 1000 aC, figurano circa 2000 nomi; altrettanti se ne contano in Egitto.
A volte le nuove e le vecchie divinità si sono fuse in una sola figura, a volte si sono “specializzate” differenziandosi in più figure, hanno cambiato nome o hanno moltiplicato le proprie competenze.

inanna-ishtarPer fare un solo esempio, Inanna (Ishtar), una delle principali divinità sumerico-assiro-babilonesi, era considerata la dea del sesso, delle prostitute, dell’amore, della fecondità femminile, della guerra, delle tempeste, del tuono, dei magazzini, della lana, della carne, del calendario, della pioggia, della fertilità, dei datteri, della morte, dei disastri, degli incendi, della gioia e delle lacrime, dell’amicizia e dell’ostilità.

Mai prima del cristianesimo, che si sappia, un popolo ha cercato di imporre ad altri i propri dèi; al contrario, gli dèi stranieri sono stati aggiunti a quelli tradizionali. Così è stato anche nella regione di Canaan, dove gli Israeliti erano presenti probabilmente prima del 1200 aC ed avevano adottato i culti di alcune importanti divinità: il dio-toro era presente in Egitto (col nome di Apis) ed in tutto il Vicino Oriente (come immagine di Baal e di Yhwh).
In Canaan il dio El è descritto come un vecchio, padre dell’umanità e di tutte le specie, dotato a volte di due grandi corna di toro.
El è anche uno dei nomi del dio della Bibbia ebraica (tradotto in italiano con Dio); le sue immagini come dio-toro sono chiamate “vitelli”, ma si riferiscono anche ad Yhwh e forse ad Api.
 Il sommo sacerdote Aronne costruisce un vitello d’oro, gli erige un altare e proclama che “domani sarà festa in onore dell’Eterno” (cioè di Yhwh, Esodo 32,5)
 
Il re Geroboamo istituisce il culto di due “vitelli” d’oro nei templi di Dan e di Betel, con sacerdoti e festa annuale: “O Israele, ecco i tuoi dèi, che ti hanno fatto uscire dal paese d’Egitto! (…) e il popolo andava fino a Dan per presentarsi davanti a uno di quei vitelli.” (1Re, 12:28-30).
 
Il culto del “vitello” venne mantenuto anche dal virtuoso re Jeu, che”non abbandonò i vitelli d’oro che erano a Betel e in Dan”. Da notare che fu premiato da Yhwh: “perché ti sei compiaciuto di fare ciò che è giusto ai miei occhi (…) i tuoi figli – fino alla quarta generazione – siederanno sul trono di Israele” (2Re, 10:28-30).
 
Si legge anche come l’eroe Sagmar sconfisse 600 Filistei usando “un pungolo per buoi”. Strano strumento di guerra, ma la traduzione esatta del testo è probabilmente “per mezzo del dio-toro” (per le possibilità d’interpretare il testo ebraico in diversi modi, v. testi biblici)
 
El (“il più alto”) era un antichissimo dio siriano (circa 2500 aC) presente in tutta l’area semitica, fino al nord della Mesopotamia (Hurriti). In Palestina era messo in relazione con l’egiziano Ptah (dio della capitale Menfi), del quale il dio-toro Apis (altrettanto antico di El) era un’incarnazione.
Per i Fenici era padre di Dagan, quindi nonno di Baal, forse identificabile con Baal-Ammone, suprema divinità di Cartagine.
Nella Bibbia ebraica compare circa 2000 volte come Eloah (plurale Elohim), El, Elahh.
Si trova al primo posto in tre liste di divinità ugaritiche (Siria), chiamato ripetutamente “El il toro” o “dio-toro”, abu bani ili (“padre degli dei”, gli Elohim) e abuadami (“padre dell’uomo”, v. l’Adamo della Bibbia).
In un inno hurrita è chiamato “El dell’alleanza”, cosa che lo collega al cananeo “Baal del patto” ed alle numerose “alleanze” di Yhwh-El-Elah-Elohim con gli eroi della Bibbia.
Sembra che a volte sia stato fuso con Baal.
In un testo ugaritico, Yhwh è citato come “figlio di El”. Giacobbe acquistò dal padre di Sichem un pezzo di terra, dove piantò la tenda e dove eresse un altare e lo chiamò “El, Dio d’Israele” (Genesi 33:20).
 
baal02Baal (Bel, Belo, El), altra figura centrale della religione ugaritica, era una delle divinità principali di Siriani, Fenici, Assiri, Babilonesi ed Israeliti. In Canaan era Baal Berit (Baal del patto), a cui era dedicato il tempio di Sichem, dove poi fu adorato anche Yhwh. E’ probabile quindi che l’altare eretto da Giacobbe in realtà fosse dedicato a Baal, poi “aggiustato” come El.
Citato 63 volte nella Bibbia, sempre come divinità alla quale il popolo ebreo rimane ostinatamente fedele, ma forse anche con il significato generico di “idolo” e con intenzione dispregiativa.

asherah02Asherah, citata 6 volte nella Bibbia (Asera), “sposa” di Baal e di Yhwh, è la Madre semitica che compare in numerosi testi in accadico e in ittita, dove è chiamata “creatrice degli dèi (Elohim)” ed è una delle diverse versioni della divinità conosciuta soprattutto come la fenicia Astarte (citata 43 volte nella Bibbia), l’egiziana Qadesh, la sumera-assira Inanna-Ishtar o la siriana Anath. In Grecia prese i nome di Afrodite, a Roma quello di Venere.
Questo personaggio, che nel perbenismo dei testi moderni è definito come dea “dell’amore”, era in realtà la dea del sesso a oltranza. Nei suoi templi si praticava laprostituzione sacra, che risale ai Sumeri (almeno dal 2000 aC), usanza cara anche agli Israeliti che poi fu proibita dalla Bibbia (Deuter. 23:17; 1Re 14:24, 15:12, 22:46; 2Re 23:7).
La Bibbia dice che era venerata dagli Ebrei come Astarte e come “Regina del cielo”.
“Non vedi che cosa fanno nelle città di Giuda e nelle strade di Gerusalemme? I figli raccolgono la legna, i padri accendono il fuoco e le donne impastano la farina per preparare focacce alla Regina del cielo” (Geremia, 7:17-18)
 “(…) bruceremo incenso alla Regina del cielo e le offriremo libazioni come abbiamo già fatto noi, i nostri padri, i nostri re e i nostri capi nelle città di Giuda e per le strade di Gerusalemme” (geremia, 44:17)
 La Regina del cielo è superiore ad Yhwh, un buono a nulla che non ha saputo evitare le carestie e le sconfitte in guerra: …allora avevamo abbondanza di pane, stavamo bene e non vedevamo nessuna calamità; ma da quando abbiamo smesso di offrire profumi alla regina del cielo e di farle delle libazioni, abbiamo avuto mancanza di ogni cosa; siamo stati consumati dalla spada e dalla fame.
E le donne aggiunsero: “Quando noi donne bruciamo incenso alla Regina del cielo e le offriamo libazioni, forse che senza il consenso dei nostri mariti prepariamo per lei focacce con la sua immagine e le offriamo libazioni?” (Geremia, 44:18-19)
 

anath01Anath, anche lei moglie, ma anche sorella, di Baal, è nota soprattutto dai testi di Ugarit, dove in origine appare anche come vergine guerriera. Più tardi il suo culto e il suo stesso nome si fusero con quelli di Astarte. Infatti la si ritrova associata a Yhwh nel tempio di Elefantina, evidentemente come variante della coppia Yhwh-Asherah.
Fino all’epoca della riforma, a Gerusalemme veniva celebrato annualmente ilmatrimonio sacro tra Yhwh e Anat, interpretati rispettivamente dal sommo sacerdote e da una donna, forse una prostituta sacra (Raphael Patai, Man and Temple, citato da Belloni, pag. 62).

Ci sono dunque diversi elementi di analogia tra Baal e Yhwh, che hanno in comune le mogli, i templi e l’animale sacro; e sembra che il culto di Baal sia sopravvissuto per secoli, nonostante la sanguinosa opposizione dei sacerdoti di Yhwh.

APIS- DIO TOROApi o Apis era una delle più antiche divinità egiziane (3000 aC), un toro nero che poi fu considerato l’incarnazione di Ptah, protettore della capitale Menfi. E’ possibile che la sua figura abbia contribuito alla rappresentazione di Baal come dio-toro; se si accetta l’ipotesi che alcune tribù israelite provenivano dall’Egitto, potrebbe essere lui il “vitello d’oro” fabbricato da Aronne (v. sopra) mentre suo fratello Mosè si è assentato per parlare con Yhwh (Esodo, 32:5)

Moloch_the_godMolok (Moloch, Moloc, Molek) è una divinità cananea inventata dai redattori della Bibbia per attribuirle i sacrifici umani che in realtà erano compiuti dagli Ebrei in onore di Yhwh.
Altre invenzioni della Bibbia sembrano essere gli “abominevoli” Milcom (la versione ammonita di Moloch) e Chemosh, divinità analoga dei Moabiti. Di costoro non si hanno notizie da altre fonti. Il re Salomone aveva fatto erigere templi a questi dèi cannibali, come pure ad Astarte (2Re, 23:13, 1Re, 11:7). Molok era invece il nome del rito, le cui vittime erano bambini molto piccoli, che ad un certo punto venne proibito.

Nella Bibbia, Elohim compare circa 2000 volte. E’ un plurale maschile, e significa “gli Dèi”. In diverse occasioni viene usato per indicare collettività come gli angeli della corte celeste (Salmo 138,1) o i “figli di Dio” (Giobbe 1,6; 29,1; 89,7). Compare anche nelle forme singolari (Eloah, El, Elahh). Viene interpretato in diversi modi: per es. “colui che esiste di per sè”, oppure “colui che è forte e incute timore”, oppure “la loro potenza”. Per i devoti ebrei, questo nome è troppo sacro per essere pronunciato
A volte il plurale non è stato nascosto: Dio disse: “facciamo l’uomo, con la nostra immagine, a nostra somiglianza” […] “Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi” (Genesi 1,26; 3,22)
La trovata della “immagine e somiglianza” diventò abbastanza imbarazzante quando Darwin (1871) dimostrò che i primi uomini somigliavano molto alle scimmie. Non si sa fino a che punto i credenti ne furono turbati, ma il rischio che ne emergesse l’ipotesi di un dio-scimmia con le corna da toro provocò una certa agitazione negli ambienti ecclesiastici.
 Yhwh compare circa 7000 volte ed è il “tetragramma” (quattro lettere) che è proibito pronunciare; non risulta che questo nome sia stato usato in altre religioni ed il suo significato, che sembra analogo a quello di “essere” o “esistere”, è stato reso con espressioni del genere “io sono chi sono”, oppure “io sono colui che è”. 
yahweh_asherahNei templi di Kuntillet Ajrud (Sinai) e di Lachis (costa della Palestina) il nome di Yhwh compare solo due volte, e in entrambi i casi per invocare la benedizione sua, di Asherah, di El e di Baal (tutte divinità cananee).

In un graffito del tempio di Taanach (Israele settentrionale) due figure in piedi sono accompagnate da un’iscrizione, interpretata nel senso che si tratta di Asherah e del suo consorte Yahweh.
Adonai: compare 439 volte. Significa “Eterno” ma viene tradotto anche con “Signore”. Non potendo pronunciare nè Elohim nè Yhwh, quando leggono questi termini i devoti se la cavano dicendo Adonai. Se si ammette l’ipotesi che almeno una delle tribù israelite (Beniamino) proveniva dalla Siria, Adonai potrebbe essere Adon, dio siriano del ciclo morte/rinascita che era adorato anche dai Fenici e che corrisponde all’egiziano Osiride ed al greco Adonis (Adone a Roma).
 

arca dell'alleanzaAngeli: in generale, appaiono come divinità minori al servizio di Yhwh. Va notato che non sono stati creati dagli Elohim (la Genesi li ignora completamente). 
Intesi in questo senso, provengono certamente dalla mitologia babilonese. in cui i cherubini sono sfingi alate messe a guardia dei templi, come fanno anche gli Ebrei nell’Arca dell’Alleanza e nel tempio di Gerusalemme; nelle raffigurazioni cristiane gli angeli sono identici a quello rappresentato in un bassorilievo della biblioteca di Assurbanipal (650 aC).
A quanto pare, queste divinità minori erano di sesso maschile ed apprezzavano le grazie delle donne mortali: Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero (…)
C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi” (Genesi, 6:2-4)
Degli Angeli ebbe modo di occuparsi anche la chiesa cristiana, quando nel Concilio di Efeso (431) stabilì che essi erano dotati di tre paia (!!!) di ali piumate: per volare, per velarsi il volto e per nascondere il proprio sesso, sul quale però i venerabili Padri conciliari non riuscirono a mettersi d’accordo: imperdonabile ignoranza della Genesi, che già aveva chiarito tutto. Conclusero che comunque il loro sapore era squisito.
In Mesopotamia, come poi anche in Grecia e quasi dappertutto, questi “matrimoni” misti erano frequenti: in genere i re si vantavano di essere figli o sposi di qualche divinità. Esempi celebri sono il re Gilgamesh, il pastore Dumuzi (Tammuz), Ercole, il re Minosse, Castore e Polluce, Elena di Troia, il re Creso, Enea, Achille.
 L‘Angelo del Signore invece è la forma umana sotto cui Yhwh si manifesta in alcune occasioni: si presenta inizialmente come messaggero, ma d’improvviso si mette a parlare in prima persona come dio.
L’Angelo ferma Abramo che sta per sacrificare Isacco, poi gli dice:Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio” (Genesi, 22:10)
Un angelo preannuncia ai genitori la nascita di Sansone; alla fine del colloquio, il futuro padre dice a sua moglie:Noi moriremo certamente, perché abbiamo visto Dio” (Giudici, 13:22)
Analoghi episodi si trovano in Genesi 16:7 e 21:18 (Agar e Ismaele), in Genesi, 19:1-21 (Lot e la distruzione di Sodoma), in Giudici, 6:11-23 (Gedeone).

…Alla faccia del “Dio” unico!!

FONTE ==> http://www.webalice.it/gangited/_A/Bibbia_B1.html

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TRADUZIONE LETTERALE DELLA BIBBIA

TRADUZIONE LETTERALE DELLA BIBBIA FATTA DA MAURO BIGLINO

Da uno studio ad opera del Prof. Mauro Biglino che consiste nella “traduzione letterale” del Codice di Leningrado emergono ipotesi che stanno facendo riflettere.

Mauro Biglino approfondisce il suo precedente studio (“Il Libro che Cambiera’ per Sempre le Nostre Idee sulla Bibbia”) sull’interpretazione dell’Antico Testamento secondo la lettera Ebraica.
In questa nuova opera si analizza la consistenza reale delle basi ideologiche che, a partire dalla Bibbia, hanno generato l’immensa cornice etica, spirituale/religiosa, e sociale propria delle grandi religioni monoteistiche del mondo. 

A partire dai possibili significati del termine Elohim, tradotto come Dio (unico) ma in realta’ dalla radice Ebraica foriera di molteplici significati.

Se gli Elohim, i “Signori”, erano una pluralita’ di individui in carne e ossa, venuti sulla Terra per determinati scopi, da dove provenivano? 
E’ la domanda che l’autore si pone nel Capitolo 4, aggiungendo alle varie ipotesi piu’ o meno condivise da altri studiosi, quella Greca della traduzione “Giganti” [Nephilim] come figli del rapporto tra Elohim e Donne Adamitiche (Umane, Terrestri).
Biglino propone l’ipotesi dell’assonanza tra la parola Giganti e Orione, costellazione rappresentata come un gigante proprio dai Greci. Una semplice casualita’ o una conoscenza precisa andata perduta? 
Si passa poi ai temi principali del libro, e cioe’
– la creazione dell’uomo gia’ analizzata nel precedente volume, ma che qui affronta la tematica della creazione del primo uomo ad opera degli Elohim, e della successiva creazione da parte di Yahweh.
Interessante la traduzione e successiva interpretazione dei due termini Teema e Tiit dei racconti Sumeri (Epopea Gilgamesh), che nella Bibbia vengono tradotti come Tselem e Afar. Due traduzioni diverse di unici concetti, e cioe’ dell’operazione di mescolamento della sostanza vitale degli Anunnaki/Elohim con quella originaria dell’Adam (Ricordiamo che in tutti i testi Biblici e non, l’Adam/Uomo viene “creato” a partire da una creatura che gia’ esisteva sulla Terra). Si tratterebbe quindi di una vera e propria operazione di eugenetica da parte dei “Signori dell’Alto” nei confronti della creatura terrestre selezionata. Il parallelismo dei due testi (Sumero e Biblico) porta l’autore a sospettare una certa influenza del primo sul secondo, e di conseguenza la veridicita’ storica dell’Antico Testamento se letto come un vero e proprio resoconto cronologico di testimoni. 

– Il secondo importante argomento e’ quello del Monoteismo.
Nel Capitolo 6 l’Autore smonta ogni possibilita’ dell’esistenza del concetto del “Dio Unico e Onnipotente” nella Bibbia, attraverso due semplici criteri:

traduzione letterale del testo e logica.

Ci appare cosi’ il racconto di una molteplicita’ di esseri dotati di conoscenze e tecnologie avanzate, che discendono sulla Terra e si spartiscono il territorio controllando ogni settore personalmente, e poi in seguito assegnandolo a un loro rappresentante Adamitico.

La stessa cosa sarebbe successa con Yahweh, uno tra gli Elohim, che avrebbe ricevuto (o deciso di controllare) un territorio, e a sua volta avrebbe scelto un suo “esercito” (Tribu’ riunite sotto Mose’) per abitarlo e governarlo. Di qui il “patto” tra Yahweh e Mose’, un patto che si sarebbe dovuto rinnovare di generazione in generazione, o che si sarebbe potuto sciogliere (opzione non consigliabile vista la sorte che toccava ai “ribelli”). 

Interpretare l’Antico Testamento secondo l’antica lettera Ebraica (che, va detto, possiede la caratteristica del molteplice significato della parola) riduce di fatto la Bibbia a un testo che racconta la Genesi della Terra e poi il percorso delle tribu’ di Israele verso la conquista di un territorio particolarmente ambito dal loro Capo, Yahweh.
Non si tratterebbe dunque del Testo Sacro dell’umanita’ che riproduce la Parola di Dio inteso come entita’ spirituale, onnipresente e onniscente, che ha parlato all’Uomo dandogli la vita, la scienza, e il Mondo.
Non di monoteismo si dovrebbe parlare, come puntualizza l’autore, ma semmai di Monolatria, una forma particolare di Monolatria Anarchica intesa come la libera scelta di un “Dio” cui sottomettersi e obbedire, per ottenere vantaggi importanti come terre, potere, ricchezze, e in sintesi una vita di prosperita’. 

Questo scenario descritto dal punto di vista Ebraico sarebbe potuto benissimo essere visto dal punto di vista delle altre popolazioni che in quel tempo venivano governate dagli altri Elohim, e le cui vicende sarebbero potute essere registrate (o magari lo sono state) in altrettanti testi.
Pensiamo ai seguaci di Baal, ad esempio, menzionato nella Bibbia come un “Eloha” viaggiatore che si assentava per lungo tempo lasciando il suo popolo, i Fenici. 

Altro concetto importante analizzato nel libro e’ quello dell’esatto significato dei Cherubini, un duplice significato a seconda che essi vengano associati al Giardino dell’Eden o all’Arca dell’Alleanza. Un duplice significato che certamente non e’ quello fornito dalla Teologia corrente.

La stessa Arca dell’Alleanza, un mistero affascinante ancora oggi, sarebbe perfettamente descrita nell’originale testo della Bibbia come un apparecchio dai molteplici usi: condensatore elettrico, ricevitore radio, banca dati,… 

E che dire della “cacciata” di Adamo ed Eva dal Giardino dell’Eden e conseguente nascita del peccato originale su ogni uomo e donna?
Una pura invenzione teologica secondo l’autore, in quanto l’Eden sarebbe stato un luogo preciso a Est della Mesopotamia dove l’Eloha (forse il signore supremo Enlil?) teneva le sue prime creazioni, oltre a diversi strumenti della conoscenza della sua razza, e che solo l’intervento del “serpente” (il fratello Enki?) avrebbe causato la presa di coscienza dei terrestri riguardo la loro “nudita'” (intesa come consapevolezza della propria capacita’ riproduttiva) e di conseguenza la cacciata dall’Eden da parte dell’ Eloha/padrone. 

Dove sta, in tutto questo, l’immane costruzione spirituale avanzata nei secoli successivi al tempo di Cristo, e sempre piu’ orientata verso la divinizzazione dei testi sacri, la monoteizzazione di Dio??, e l’esasperazione dei concetti di Paradiso, Inferno, Angeli, Demoni, Satana, Lucifero? Concetti che ancora oggi sono la causa di guerre di religione, persecuzione, preghiere e suppliche, rituali satanici o appello ai miracoli, nonche’ la sterminata letteratura che ne consegue e la nascita di culture vere e proprie basate su tali elementi? 
Nella Bibbia non ve ne sarebbe traccia, anzi si tratterebbe di una interpretazione faziosa inserita dai primi creatori delle religioni quando gli Elohim, i “Signori dell’Alto”, lasciarono il Pianeta (o comunque interruppero i contatti diretti con gli uomini). C’era il bisogno di mantenere i popoli nella convinzione dell’esistenza (della persistenza) di un’entita’ che tutto vede e tutto puo’, piu’ potente dei singoli governanti terrestri, e che avrebbe potuto salvare o punire a seconda delle azioni compiute. Il bisogno di Religioni, paradossalmente, sarebbe nato con la scomparsa degli Dei. Dobbiamo quindi ridurre tutta la nostra evoluzione spirituale e di coscienza a mera costruzione post-Biblica? 
Io credo di no, anzi semmai e’ il contrario.
Se la Bibbia e’ solo il resoconto dell’arrivo di esseri da altri pianeti sulla Terra, e della creazione dell’Uomo secondo la loro scienza, questo rappresenta solo una sezione dell’Impianto multidimensionale in cui tutti noi siamo immersi.
L’interpretazione letterale della Bibbia non deve in alcun modo ridurre la nostra vita alle sole azioni materiali. Se e’ vero che la Terra e le sue creature viventi preesistevano all’arrivo di altre creature con un diverso livello di conoscienza, e’ presumibile pensare ad essi come dotati di una qualche forma di coscienza o concezione spirituale che si sarebbe trasferita nell’ominide divenuto Adamo. Accanto alla mescolanza del DNA degli Elohim, o si sarebbe trasferita anche la parte della coscienza e dello spirito, o questo gia’ esisteva nel DNA originario terrestre. Come altrimenti spiegare non tanto il bisogno di religione (bisogno instillato nelle nostre menti da false interpretazioni dei testi), quanto il bisogno di connettere la nostra piu’ intima sostanza con quella della Natura, linguaggio sulla Terra dell’Universo.
E’ difficile spiegare concetti astratti come questi, ma e’ innegabile che chi sente questo bisogno spirituale, puo’ comprendere quanto tale sensazione sia presente costantemente nella nostra vita. Lo era anche negli Elohim e per gli Elohim.
La Bibbia non ne parla, ma certamente l’accenno all’esistenza dell’Albero dei Viventi (Genesi 2:8,…) e l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male. 
L’autore ci dice che la Bibbia localizza il primo ma non fa alcun cenno al secondo; poi ci viene detto che il primo non contempla la Morte, mentre il secondo abbraccia Bene e Male. Nell’interpretazione di Biglino questo avviene perche’ dove c’e’ vita non puo’ esserci morte, mentre Bene e Male sono due concetti presenti nella stessa sostanza. 
Al versetto 2:17 Yahweh proibisce agli Adam di mangiare dall’Albero della Conoscenza ma non da quello della vita. Ma quando Adamo e Eva mangiano da questi, Yahweh li caccia dall’Eden. Come e’ possibile questo, si domanda l’autore? Perche’ sarebbero dovuti essere cacciati per aver trasgredito un ordine che non era stato mai dato? 
La conclusione piu’ ovvia sarebbe quella di una confusione nata dai copisti, che avrebbero raddoppiato un albero che invece era unico. Altri errori sono effettivamente presenti nell’Antico Testamento, ma nessuno di questa portata.
La mia personalissima visione di questo concetto, che non solo rappresenta la Genesi dell’uomo come lo intendiamo oggi, ma a mio parere e’ la chiave per capire i nostri stessi creatori, e’ che gli “alberi” (se cosi’ possono essere definiti) potrebbero essere stati effettivamente due: quello della Vita (la parte biologica, chimica, genetica, scientifica in possesso degli Elohim) e quello della Conoscenza (forse il segreto dell’esistenza dello Spirito, dell’Anima, della Coscienza?). 
La Bibbia non parla del secondo forse perche’ gli Elohim non avevano nessuna intenzione di trasmettere all’Adam l’essenza dello Spirito e della Coscienza. Lo stesso “serpente”, anche se ben disposto nei confronti delle sue creature, si e’ guardato bene dall’offrire loro la Conoscenza, ma certamente li ha spinti all’indipendenza attraverso l’Albero della Vita (non dell’immortalita’ che, come scrive l’autore, non era in possesso degli Elohim visto che anche loro morivano – ma semmai del segreto dell’autonoma riproduzione sessuale). 
Sarebbe quindi l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male l’unico accenno “spirituale” della Bibbia connesso agli Elohim? 
Siccome si e’ nel campo delle supposizioni, mi si conceda lo spazio per questa brevissima interpretazione basata sulla conoscenza dell’autore – certamente superiore della mia – della Bibbia Ebraica.

Il messaggio di Cristo è stato ampiamente disatteso e su questo non occorre soffermarci oltre.
Unendo la visione di Sitchin a quella di Biglino e mettendoci su una spruzzatina di Icke, se ne potrebbe dedurre che re, principi, imperatori, nobili, condottieri e alto clero siano stati e siano tuttora discendenti di quegli ibridi alieni-umani che hanno ampiamente dimostrato la loro malvagia natura. L’unica differenza è che nell’antichità erano d’alta statura, mentre oggi le loro sembianze sono simili alle nostre.
Biglino parla chiaro. A lui non interessa fare un discorso di fede, che deve essere libera e personale. A lui non interessa neanche parlare del Nuovo Testamento, che con il Vecchio c’entra come i cavoli a merenda. Tanto che anche gli gnostici se n’erano accorti e avanzavano l’ipotesi che quello del Vecchio e quello del Nuovo fossero addirittura due Dei diversi.
Anche se leggere la Bibbia era vietato, evidentemente gli gnostici avevano capito con secoli d’anticipo che le storie narrate nell’Antico Testamento non raffiguravano precisamente un Dio d’amore.
Il dottor Biglino non parla di Anunnaki, ma di Elohìm, ma i personaggi comunque sono riconoscibili.

Vi sono dei passi nel libro della Genesi in cui si parla di Elohìm al plurale – e questo si sapeva –
ma ve ne sono altri in cui si dice che muoiono anche loro.

Un esempio del primo caso è laddove, dopo l’attraversamento della penisola del Sinai, Giosuè riunisce i capi delle tribù e li esorta a seguire l’Elohìm dei loro padri, chiamato Yahwèh, come lui avrebbe fatto, e ad abbandonare definitivamente gli altri.
In quell’occasione parla di ben quattro Elohìm differenti, tra cui quello degli Amorrei.

Nel secondo caso, Biglino ha citato un versetto della Bibbia che dice espressamente che gli Elohìm muoiono, versetto rigorosamente tenuto nascosto dai propugnatori del monoteismo e di cui, come tutti, non sospettavo l’esistenza.
E inoltre, sono gli stessi esegeti ebrei della Torah, autori del Talmud, a spiegare che Yahwèh intendeva dire: “Non adorerai altri Elohìm finché io esisto”.
Dunque, abbiamo un Dio dotato della consapevolezza che prima o poi morirà anche lui. 
L’averlo reso eterno, invisibile e onnipotente è stata una scelta obbligata per coloro che ci videro un business, nonché lo strumento per detenere il potere sulle folle. I padri della Chiesa saranno stati anche vegliardi, ma non erano per niente rimbambiti!

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