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GIONA: BALENA O SOTTOMARINO?

GIONA: BALENA O SOTTOMARINO?

GIONA

Nella Bibbia troviamo frequentemente riferimenti ad oggetti strani che ci portano ad immaginare ad oggetti volanti artificiali.

Giona, probabilmente, era figlio di Amittai profeta in Ninive in Mesopotamia (Iraq).
Il racconto di Giona è uno dei più corti della Bibbia, composto da soli 4 capitoli di 48 versetti, ma non per questo meno interessante.
Il profeta Giona è menzionato nel II° Libro dei Re ed è contemporaneo di Gereboamo II (783-743) quarto re di Israele della dinastia JEHU.

Nel Capitolo 1 il Signore comanda a Giona di andare a predicare in Ninive, ma egli disobbedisce all’ordine e si dirige verso Tarsis.
La città biblica di Tarsis era conosciuta come “la città delle navi” proprio per la flotta navale di Re Salomone, ed è ancora oggi una località oggi sconosciuta.

Si presuppone però che Tarsis potrebbe essere una località a nord di Cipro, dato che Giona, dovette prendere una nave sulle coste di Giaffa in Canaan, località marittima a pochi km a sud dell’attuale Tel Aviv.
Tarsis è presente sin dal libro della Genesi mentre l’ultima citazione temporale è appunto nel libro di Giona.

Ma veniamo al racconto….nel capitolo 1 leggiamo: “Il Signore parlò a Giona figlio di Amittai..Va a Ninive la grande città e parla chiaro ai suoi abitanti. Io so che è gente perversa”.
Ma Giona non ne voleva sapere di andare e quindi si diresse dalla parte opposta verso Tarsis appunto.

Leggiamo….:”C’era a Giaffa una nave diretta verso quella città. Egli pagò il prezzo del viaggio e s’imbarcò con i marinai. Ma il Signore mandò sul mare un forte vento che scatenò una grossa tempesta. Tutti pensarono che la nave stesse per sfasciarsi. I marinai ebbero paura e ciascuno chiese aiuto al suo Dio. Per non affondare gettarono in mare il carico della nave. Giona, invece, era sceso nella stiva e dormiva. Allora gli chiesero:’Dunque sei tu la causa di questa disgrazia? Che cosa fai qui? Da dove vieni? Qual’è il tuo paese? Qual’è il tuo popolo? Io sono ebreo, rispose Giona, e credo nel Signore, Dio del cielo, che ha fatto la terra e il mare”.
Quindi raccontò che si era imbarcato per fuggire lontano dal Signore.

Leggiamo….:”Gli uomini si spaventarono e gli dissero…Hai commesso un’azione terribile. Intanto la tempesta aumentava, e i marinai gli chiesero…che cosa dobbiamo fare di te perchè il mare si calmi e noi possiamo salvarci? Giona rispose…gettatemi in acqua così il mare si calmerà e vi salverete.
I marinai invece, remando con tutte le loro forze, tentarono di portare la nave a una spiaggia; ma non ci riuscirono perchè la tempesta infuriava sempre di più.
Buttarono Giona in mare e la tempesta si calmò”.

Da questo ultimo passo potremmo dedurre che la tempesta era stata provocata artificialmente.

Nel capitolo II leggiamo: “Il Signore fece venire un gran pesce per inghiottire Giona. Giona rimase nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore, il suo Dio, e disse….Io ho gridato al Signore, dal fondo della mia angoscia, ed egli mi ha risposto.
Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare; la corrente mi ha circondato, tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi hanno travolto. Le acque mi hanno sommerso; l’abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa. Sono sprofondato fino alle radici dei monti; Poi il Signore diede un nuovo ordine e il pesce vomitò Giona sulla terraferma.
Dalla Bibbia ebraica di Gerusalemme invece leggiamo:” Il Signore disse al pesce, che sgorgasse Giona in su l’asciutto; e così fece”.

GIONA 2

Nel Capitolo III Giona si dirige verso la città di Ninive, per essere emissario della sua divinità così come gli era stato ordinato.

Possiamo ipotizzare che la “Balena”, che ha inghiottito Giona per tre giorni e tre notti e che lo ha portato in fondo agli abissi circondandolo di onde e alghe e che lo ha “risputato” sulla costa dopo averlo portato fino alle “radici dei monti” e avendo modo di dialogare da dentro il “ventre”, poteva benissimo trattarsi di un sofisticato sottomarino?

E che per gli uomini di allora, non conoscendo e contemplando questi oggetti, identificarlo con una balena era il modo più facile per descrivere ciò che stavano osservando?

Sono tanti i racconti biblici che descrivono oggetti dalla elevata tecnologia.

Leggende e cronache dei tempi antichi riferiscono di navi volanti, sfere, scudi e altri grandi oggetti che uscivano dal mare e dai grandi laghi.

Il MAHABHARATA, ad esempio, la grande storia di BHARATA, uno dei testi sacri più importanti della religione induista, è pieno di descrizioni, anche minuziose, di oggetti volanti, i “VIMANA”, per passare dai greci Nereo e Poseidone, al romano Nettuno, ai gernami Hler e Frigg, che abitavano in palazzi posti sotto la superficie del mare e si muovevano grazie a veicoli sottomarini.

Anche la mitologia cinese descrive un grande pesce che combattè, presso Lei-Chou, contro il Dio della tempesta.

La balena di Giona descritta nell’Antico Testamento, ricorda semplicemente un avanzatissimo sommergibile.

 

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FONTE ==> MISTERI E VERITA’

I CARRI DEGLI DEI

I CARRI DEGLI DEI

CARRI DEGLI DEI

Riferimenti ad oggetti volanti non identificati, o UFO nel termine propriamente letterale, la nostra storia moderna ne è piena; ma forse pochi di noi sanno che non sono una caratteristica solo di questo secolo, o di questo continente.

Provando ad osservare minuziosamente i quadri sacri che troviamo in giro per le chiese e nei musei
e a leggere più attentamente i Testi Antichi, e sopratutto accantonando i riferimenti vari dell’interpretazione soggettiva canonica che l’uomo ha operato nei secoli, potremmo arrivare ad una conclusione tutt’altro che sacrale e direi anche fantasiosa, ma che piuttosto porta alla luce trasparenza e veridicità.

In tutte le cronache dell’antichita del mondo si parla di questi Dei che “miracolosamente” si alzano dalla terra per salire in cielo emettendo una luce brillante e facendo molto rumore e che vagano a loro piacimento da un luogo all’altro.
Ma era davvero un miracolo? Oppure questi presunti “Dei” avevano un qualcosa con cui spostarsi? Magari una macchina volante?

Sta di fatto che TUTTE le culture dell’antichità chiamarono queste apparizioni “Carri degli Dei”, ed altre varianti:
Immagine Carri, Gloria, Shem, ecc.. sono quindi una costante sia negli episodi canonici che in tutte le altre ideologie e credenze in linea e non con quelle dominanti e maggiormente diffuse, ed aventi tutti quanti le stesse specifiche oggettive che oggi possiamo riscontrare negli UFO.

Ma da dove nasce l’archetipo di queste cosiddette manifestazioni soprannaturali? Sono davvero accadute?

Secondo uno studioso americano, Joseph Campbell, questi sarebbero solo dei semplici miti legati alla vita di tutti i giorni di specifiche tribù o popolazioni (concetto che ci propinano ormai da secoli), ma forse o più sicuramente, potremmo affermare che qualcosa di reale e tangibile avrebbe comunque dovuto generare quell’IDEA di apparizioni totalmente estranee a quelle singole culture; ossia una tribù, che viveva in modo semplice di coltivazione o di caccia e che si spostava con carretti e cavalcature, è molto improbabile o meglio impossibile, che si sarebbe inventata dal nulla certi “oggetti volanti splendenti e rumorosi”, possiamo quindi affermare che queste tribù “semplicemente” LI abbiano visti di persona, e di conseguenza li avrebbero descritti con le sole parole che conoscevano, come carri, nubi, uccelli, ecc…

Ma se quindi questi “carri celesti” erano comuni a tutti gli abitanti di quelle epoche e visibili nella vita di tutti i giorni, cosa centrano con la religione?

Centrano e come!
Dato che ad un certo punto questi personaggi sono spariti nel nulla lasciando dietro di loro solo una scia di ricordi e speranze, ecco che spunta fuori la Religione con i suoi sacerdoti che, come ha fatto con tantissime altre situazioni, per manipolare e controllare le società, ha inserito anche questi “Ufo” nel suo contesto sacro interpretandoli col suo misticismo come il transito di una “nube divina” e trasformandoli infine come manifestazioni soprannaturali.


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