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13′ Tavoletta [E] “Il Vento di Ur”

Sinossi della 13′ Tavoletta  del Libro Perduto di Enki
[E] “Il Vento di Ur”

Questo è ora il racconto di come il Fato ha condotto al Destino, e di come, passo dopo passo, in un tempo remoto e dimenticato, ha lasciato accadere la Grande Calamità!

“Che ora sia registrata e che venga ricordata per i tempi a venire”.
Così disse il Dio Enki. Scritte sotto dettatura del grande Signore Enki, nessuna parola è stata omessa, nessuna parola è stata aggiunta.

Enlil li convocò tutti in consiglio in una grande assemblea.
Tutti i capi Anunnaki si riunirono a Nibru–ki; giunsero anche Enki e i fratelli di Marduk.
Tutti erano agitati per gli avvenimenti, tutti erano contro Marduk e Nabu.
Nel consiglio dei grandi dèi le accuse dilagavano, le recriminazioni riempivano la stanza.
Nessuno può evitare quanto sta per accadere; accettiamo la supremazia di Marduk! Così Enki solo consigliò.
Se sta davvero giungendo l’Era dell’Ariete, priviamo Marduk del Legame Cielo–Terra! Così propose infuriato Enlil.
Tutti concordarono di cancellare il Luogo dei Carri Celesti; tutti tranne Enki.
Nergal suggerì perciò di utilizzare le Armi del Terrore; solo Enki vi si oppose. Di questa decisione la Terra dette notizia ad Anu; Anu ripetè alla Terra quanto aveva già detto.
Ciò che è destinato, non sarà impedito dalla vostra decisione! Così ripetè Ènki andando via.
Ninurta e Nergal furono scelti per compiere l’atto malvagio.
Quando venne presa la decisione di fare ricorso alle Armi del Terrore, Enlil tenne per sé due segreti.
Prima di prendere la terribile decisione a nessuno Enlil aveva rivelato la visione segreta di Galzu. A nessuno, fintantoché venne presa la decisione fatidica, Enlil svelò di conoscere il nascondiglio delle Armi del Terrore.
Quando Enki, irato e sconvolto, lasciò la camera del consiglio, egli era in cuor suo tranquillo: soltanto lui sapeva dove erano nascoste le armi! Almeno, così credeva.
Prima che Enlil giungesse sulla Terra, era stato lui, Enki, insieme ad Abgal, ad avere nascosto le armi in un luogo segreto. Enki ignorava che Abgal ne avesse rivelato il nascondiglio a Enlil in esilio.
Quando Enki udì del secondo segreto, in cuor suo nutriva un timore: che dopo un periodo così lungo, le armi del terrore fossero evaporate!
Enki proprio non immaginava, dopo tutto questo tempo, di scatenare sulla Terra una calamità sconosciuta.

Fu così che, senza aver bisogno di Enki, Enlil svelò il nascondiglio ai due eroi.
Quelle sette Armi del Terrore dimorano in una montagna! Così disse loro Enlil.
Sono celate in una caverna all’interno del suolo, ma è necessario rivestirle con il Terrore!
Quindi Enlil rivelò loro il segreto; come risvegliare le armi dal loro profondo sonno.
Prima che i due figli, uno di Enlil e uno di Enki, partissero alla volta del nascondiglio,
Enlil rivolse loro parole di ammonimento: Prima che le armi vengano usate, gli Anunnaki devono evacuare il luogo dei carri.
Le città devono essere risparmiate, la gente non deve morire!
A bordo della sua navicella spaziale Nergal si librò in volo verso il nascondiglio, Ninurta fu trattenuto dal proprio padre.
Enlil desiderava parlare a quattr’occhi solo con suo figlio, solo a lui desiderava rivelare un segreto.
Gli raccontò della profezia di Galzu e di aver scelto Ibruum. Così disse a Ninurta.
Nergal è impulsivo, assicurati che le città siano risparmiate, che Ibruum sia avvisato in anticipo! Così Enlil disse a Ninurta.
Quando Ninurta giunse al luogo delle armi, Nergal le aveva già estratte dal loro nascondiglio.
Quando risvegliò dal loro lungo sonno i loro ME, Nergal dette a ciascuna delle sette un nome che indicava il loro compito: chiamò la prima arma Quella Che Non Ha Rivali, Fiamma Sfavillante la seconda.Chiamò la terza Quella Che Sbriciola col Terrore, la quarta Quella Che Fonde le Montagne. Chiamò la quinta Vento Che Cerca il Confine del Mondo, la sesta Quella Che Sopra e Sotto non Risparmia Nessuno. La settima, riempita di un veleno mostruoso, la chiamò Quella Che Vaporizza le Cose Viventi.
Con la benedizione di Anu le sette furono affidate a Nergal e Ninurta, affinché portassero distruzione.
Quando Ninurta giunse al luogo delle Armi del Terrore, Nergal era già pronto per il compito di distruggere e annientare.
Ucciderò il figlio, sterminerò il padre! Così urlava Nergal con voce traboccante di vendetta.
Le terre che desiderano svaniranno, le città peccatrici solleverò! Così annunciava Nergal infuriato.
Valoroso Nergal, vuoi forse distruggere il giusto per l’ingiusto? Così chiese Ninurta al suo compagno.
Le istruzioni di Enlil sono chiare! Guiderò fino agli obiettivi scelti e tu mi seguirai!
Conosco la decisione degli Anunnaki! Così ribatté Nergal a Ninurta.
Per sette giorni e sette notti i due attesero il segnale di Enlil.

Come era sua intenzione quando fu terminata l’attesa, Marduk fece ritorno a Babili.
Alla presenza dei suoi seguaci, armati di tutto punto, proclamò la propria supremazia.
A quei tempi il conto degli anni della Terra era giunto a millesettecentotrentasei.
Quel giorno, quel fatidico giorno, Enlil inviò il segnale a Ninurta.
Ninurta partì alla volta del Monte Mashu, Nergal lo seguiva dappresso.
Ninurta controllava dai cieli il Monte e la pianura, posti al centro della Quarta Regione.
Sentendosi stringere il cuore, fece segno a Nergal: Allontanati! Così gli ingiunse.
Dai cieli allora Ninurta liberò la prima arma del terrore.
Recise con un lampo la cima del Monte Mashu, in solo un istante fuse le viscere del monte.
Liberò la seconda arma sopra il Luogo dei Carri Celesti.
Con la brillantezza di sette soli, le rocce della pianura vennero tramutate in una ferita stillante.
La Terra tremò e andò in frantumi, i cieli, dopo la brillantezza, si oscurarono.
Di pietre bruciate e frantumate era ricoperta la pianura dei carri.
Di tutte le foreste che avevano circondato la pianura, solo i fusti degli alberi erano rimasti in piedi.
E fatta! Così esultò Ninurta dalla navicella spaziale, dal suo Divino Uccello Nero.
Il controllo che Marduk e Nabu desideravano così tanto, di quel controllo per sempre sono stati privati!
Poi, però, Nergal desiderò emulare Ninurta, il suo cuore lo sollecitava a essere Erra, l’Annientatore.
Seguendo la Strada dei Re, volò fino alla valle verdeggiante delle cinque città.
Nella valle verdeggiante, dove Nabu stava convertendo la gente, Nergal progettava di schiacciarlo come un uccello in gabbia!
Sulle cinque città, l’una dopo l’altra, Erra inviò dai cieli un’arma del terrore.
Distrusse le cinque città della valle, le città si tramutarono in desolazione.
Furono sconvolte dal fuoco e dallo zolfo, tutto ciò che in esse aveva vita si trasformò in vapore.
Le montagne furono rovesciate dalle terribili armi, laddove le acque del mare erano sbarrate, il fulmine ne ruppe gli argini.
Le acque del mare si riversarono giù nella vallata, le acque allagarono la valle.
Laddove le acque si riversarono sulle ceneri della città, il vapore saliva fino ai cieli.
E fatta! Urlò Erra dalla sua navicella spaziale. Nel cuore di Nergal era sopita la vendetta.
Ispezionando il loro operato malvagio, i due eroi furono incuriositi da quanto videro.
La brillantezza fu seguita da un oscuramento dei cieli, prese poi a soffiare una tempesta.
Turbinando all’interno di una nube nera, dai cieli un Vento del Male fece scendere l’oscurità, lungo l’arco del giorno con l’oscurità cancellò il Sole all’orizzonte.
Di notte una brillantezza sinistra ne delineava i margini, al suo sorgere fece sparire la Luna.
Quando il giorno seguente sorse l’alba, da occidente, dal Mare Superiore, prese a soffiare una tempesta di vento.
Spinse verso oriente la nube scura, la nube scura si diresse verso le terre abitate.
Ovunque giungesse, senza pietà portava morte a tutto quanto viveva.
Dalla Valle Senza Pietà, generata dalla brillantezza, la morte venne trasportata verso Sumer.
Ninurta e Nergal lanciarono l’allarme a Enlil e a Enki. L’implacabile Vento del Male porta morte a tutti! Enki ed Enlil trasmisero l’allarme agli dèi di Sumer: Fuggite! Fuggite! Così urlarono a tutti loro.
Che la gente si disperda, che la gente si nasconda!
Dalle loro città fuggirono gli dèi; come uccelli spaventati erano in fuga dal loro nido.
La mano della Tempesta del Male catturò la gente delle terre; inutile fu la loro fuga.
Furtiva giunse la morte, come un fantasma attaccò campi e città.
Come un’inarrestabile flusso d’acqua superò le mura più alte, attraversò le mura più spesse.
Nessuna porta poteva arrestarla, niente poteva deviarla!
Coloro che nelle loro case si erano nascosti dietro porte chiuse, come mosche furono abbattuti.
Di coloro che riuscirono a scappare in strada, i corpi si ammucchiarono.
Tosse e muco riempivano il petto, le bocche traboccavano di saliva e schiuma.
Quando, non visto, il Vento del Male avviluppava le persone, le loro bocche si riempivano di sangue.
Lento e inesorabile il Vento del Male soffiò sulle terre, viaggiò da occidente a oriente, superando montagne e sorvolando pianure.
Tutto ciò che aveva vita, dietro di sé lo lasciava morto o agonizzante; uomini e bestie, lo stesso destino di morte.
Le acque erano avvelenate, nei campi la vegetazione appassì.
Da Eridu a sud, fino a Sippar a nord, il Vento del Male sopraffece la terra.
Babili, dove Marduk aveva proclamato la propria sovranità, fu risparmiata dal Vento del Male.

CONTINUA ==> Sinossi della 14′ Tavoletta  del Libro di Enki “Incontro di Enki ed Enlil dopo la devastazione”

==> LIBRO PERDUTO DI ENKI

2 Risposte a “13′ Tavoletta [E] “Il Vento di Ur””

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