2’Tavoletta [A] “Alalu sulla Terra”

Sinossi della 2’Tavoletta  del Libro Perduto di Enki
[A] “Alalu sulla Terra”

Questo è ora il racconto di come iniziarono i Tempi Antichi, e dell’era che negli Annali fu chiamata
l’Età Dell’Oro, e di come da Nibiru alla Terra furono compiute missioni per procurare l’oro.

Alalu arrivò vittorioso al pianeta dell’oro, il suo carro atterrò con un boato. Scandagliò il luogo con un raggio, per scoprirne i dintorni.

Tutto ebbe inizio con la fuga di Alalu da Nibiru. Alalu era dotato di grande comprensione, acquisì grandi conoscenze grazie allo studio. Grandi conoscenze dei cieli e dei circuiti erano state accumulate dal suo progenitore Anshargal. Le conoscenze furono notevolmente arricchite da Enshar. Alalu approfondì tutte quelle conoscenze; ne discusse con i saggi, consultò i sapienti e i comandanti. Così fu consolidata la conoscenza del Principio, così Alalu possedeva quella conoscenza. La conferma fu la presenza di oro nel Bracciale Martellato. L’oro nel Bracciale Martellato confermava la presenza dell’oro nella Metà Superiore di Tiamat. Alalu arrivò vittorioso al pianeta dell’oro, il suo carro atterrò con un boato. Scandagliò il luogo con un raggio, per scoprirne i dintorni.
Il suo carro discese sul terreno arido, atterrò ai bordi delle estese paludi.
Si mise un Elmetto d’Aquila, indossò un vestito di Pesce.
Aprì il portello del carro; con il portello aperto si soffermò a osservare.
Il terreno era di colore scuro, i cieli erano azzurri.
Non vi era alcun suono, non vi era nessuno a dargli il benvenuto.
Era solo su un pianeta sconosciuto, forse per sempre esiliato da Nibiru!
Lui stesso mise piede sul terreno; camminò sul suolo di colore scuro.
In lontananza si stagliavano le colline; nelle vicinanze rigogliosa era la vegetazione.
Davanti a lui si stendevano le paludi, camminò nelle paludi; rabbrividì alla frescura delle acque.
Ritornò sul terreno asciutto: era solo su un pianeta sconosciuto!
Era immerso nei propri pensieri, ripensava con nostalgia alla sua sposa e ai suoi discendenti.
Era dunque per sempre esiliato da Nibiru? Continuava a porsi questo interrogativo.
Presto tornò al carro, per ritemprarsi con il cibo e con il bere.
Poi fu sopraffatto da un sonno profondo, un potente sonno profondo.
Non seppe ricordare quanto tempo dormì; non seppe dire cosa lo risvegliò.
Fuori un’intensa luminosità, una luce forte mai vista a Nibiru.
Allungò un palo dal carro, munito di un Verificatore.
Poteva respirare l’aria del pianeta: ne indicava la compatibilità!
Aprì il portello del carro, con il portello aperto respirò l’aria.
Fece un altro respiro, poi un altro e un altro ancora; l’aria di Ki era davvero compatibile!
Alalu battè le mani, innalzò un inno di gioia.
Senza l’Elmetto d’Aquila, senza il vestito di Pesce, mise piede sul terreno.
La luminosità fuori era accecante; i raggi del Sole erano fulgidi!
Ritornò nel carro, indossò una maschera per proteggere gli occhi.
Prese Tarma che aveva portato, sollevò il versatile Campionatore.
Lui stesso discese sul terreno, camminò sul suolo di colore scuro.
Si avviò verso le paludi; le acque erano di un color verde scuro.
Alcuni ciottoli erano sul bordo della palude; Alalu ne prese uno, lo gettò nelle acque.
Nella palude i suoi occhi colsero un movimento: le acque brulicavano di pesci!
Nella palude calò il Campionatore, per scandagliare le acque buie.
L’acqua non era adatta da bere, Alalu fu molto deluso.
Si allontanò dalle paludi, si avviò in direzione delle colline.
Si fece strada fra la vegetazione; i cespugli cedevano il posto agli alberi.
Il luogo era come un frutteto, gli alberi erano carichi di frutta.
Attirato dal loro dolce profumo, Alalu prese un frutto; lo mise in bocca.
Il profumo era dolce, il gusto era più dolce ancora! Alalu ne fu deliziato.
Alalu camminava lontano dai raggi del Sole, si dirigeva verso le colline.
Fra gli alberi sentì umidità sotto i piedi, segnale di acqua nelle vicinanze.
Si diresse verso l’umidità.
Nel mezzo della foresta c’era uno stagno, uno stagno di acque silenziose.
Nello stagno calò il Campionatore; l’acqua era buona da bere!
Alalu rise; una risata irrefrenabile lo colse.
L’aria era buona, l’acqua si poteva bere; c’era frutta, c’erano i pesci!
Con impazienza Alalu si chinò, mise le mani a coppa, portò l’acqua alla bocca.
L’acqua dava refrigerio, aveva un gusto diverso dall’acqua di Nibiru.
Bevve ancora una volta, poi intimorito balzò da un lato: poteva sentire un suono come un sibilo; un corpo strisciante si muoveva vicino allo stagno. Afferrò l’arma che aveva portato, scoccò un raggio verso il sibilo. Il movimento si fermò, il sibilo terminò. Per comprendere meglio il pericolo, Alalu avanzò. Il corpo strisciante era immobile; la creatura era morta, aveva un aspetto molto strano: il suo lungo corpo era come una corda, il corpo era senza mani o piedi. Nella sua testa minuta vi erano degli occhi feroci, una lunga lingua sporgeva dalla sua bocca. Non aveva mai visto niente di simile a Nibiru, era una creatura di un altro mondo! Era forse il guardiano del frutteto? Così Alalu rifletteva.
Era forse il padrone delle acque? Così si domandava. Raccolse un pò di acqua nella borraccia che aveva con sé; con cautela si avviò al carro. Colse anche i dolci frutti; si diresse verso il carro. La luminosità dei raggi del Sole era molto diminuita; quando raggiunse il carro, era calata ormai l’oscurità. Alalu riflettè sulla brevità del giorno; della sua breve durata era stupito. Dalle paludi una luce fredda si levava all’orizzonte. Una palla di colore bianco stava velocemente alzandosi nei cieli: poteva scorgere Kingu, il compagno della Terra. Quello che era nei racconti del Principio, ora poteva veramente vedere con i suoi occhi. I pianeti e i loro circuiti, il Bracciale Martellato, Ki la Terra, Kingu la sua luna, tutti erano creati, tutti erano chiamati per nome! In cuor suo Alalu sapeva che ancora una verità doveva essere svelata: era necessario scoprire l’oro, lo strumento della salvezza!
Se nei racconti del Principio vi è verità, se le vene d’oro di Tiamat furono bagnate dalle acque, allora l’oro deve trovarsi nelle acque di Ki, la sua metà separata!
Con mani nervose Alalu prelevò il Verificatore dal palo del carro.
Con mani tremanti indossò il vestito da pesce, restò in impaziente attesa della luce del giorno che sorgeva velocemente.
All’alba uscì dal carro, velocemente si avviò verso le paludi.
Guadò nelle acque più profonde, inserì il Verificatore nelle acque.
Osservò con impazienza la sua faccia illuminata, il cuore gli batteva forte in petto.
Il Verificatore indicava il contenuto delle acque, svelando con simboli e numeri quanto scopriva.
Poi il battito del cuore di Alalu si arrestò: vi è oro nelle acque! Così aveva scoperto il Verificatore!
Alalu si avviò malfermo sulle gambe, addentrandosi sempre di più nelle paludi.
Nuovamente inserì il Verificatore nelle acque; nuovamente il Verificatore denunciò la presenza di oro!
Un grido, un grido di trionfo proruppe dalla bocca di Alalu: ora il fato di Nibiru era nelle sue mani!
Ritornò verso il carro, si tolse il vestito di Pesce, occupò il posto di comando.
Ravvivò le Tavole dei Destini che conoscono tutti i circuiti, per trovare la direzione verso Nibiru.
Risvegliò Ciò Che Parla, per irradiare parole verso Nibiru.
Poi irradiò queste parole a Nibiru, così egli parlò:
Le parole del grande Alalu sono dirette ad Anu su Nibiru.
“Sono in un altro mondo, ho trovato l’oro della salvezza.
Il fato di Nibiru è nelle mie mani; devi dare ascolto alle mie condizioni!”

CONTINUA==> Sinossi della 3′ Tavoletta  del Libro Perduto di Enki [A] “Assemblea su Nibiru”

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