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10′ Tavoletta [D] “Piramidi, Sfinge e Divisioni dei Territori”

Sinossi della 10′ Tavoletta  del Libro Perduto di Enki
[D] “Piramidi, Sfinge e Divisioni dei Territori”

Questo è ora il racconto del nuovo Luogo dei Carri Celesti,
e dei due monti gemelli creati artificialmente, e di come Marduk usurpò l’immagine del leone.

Così si dissero. Che sia dunque costruito un nuovo Luogo per i Carri Celesti, per inviare da lì Toro a Nibiru!
Si misero alla ricerca di una nuova pianura il cui suolo si fosse inaridito e indurito.
Nelle vicinanze del Luogo dell’Atterraggio, in una penisola desolata, trovarono questa pianura.
Era piatta come un lago dalle acque calme, circondata da bianche montagne.

Nella penisola scelta dagli Anunnaki, le Vie celesti di Anu e di Enlil si rispecchiavano sulla Terra.
Che il nuovo Luogo dei Carri Celesti sia posizionato proprio su quel confine.
Che il cuore della pianura rifletta i cieli! Così suggerì Enlil a Enki.
Una volta che Enki fu d’accordo, Enlil, dai cieli, prese le misure.
Su di una tavoletta incise un grande progetto, perché tutti lo potessero vedere.
Che il Luogo dell’Atterraggio nelle Montagne del Cedro sia incluso nel progetto! Così disse.
Misurò la distanza fra il Luogo dell’Atterraggio e il Luogo dei Carri.

Al centro dei due luoghi progettò un nuovo Centro di Controllo Missione: lì scelse un monte adatto, il Monte Che Indica il Cammino, così lo chiamò.

Ordinò che vi venisse costruita una piattaforma di pietre, simile a quella del Luogo dell’Atterraggio, ma più piccola.
Al suo centro una grande roccia fu incisa all’interno e all’esterno, venne creata per ospitare un nuovo Legame Cielo–Terra. Venne creata per sostituire il ruolo svolto da Nibru–ki, prima del Diluvio; sarebbe stata un nuovo Ombelico della Terra.

Il Sentiero di Atterraggio sarebbe stato ancorato alle cime gemelle dell’Arrata, al nord.
Per demarcare il Corridoio di Atterraggio Enlil richiese altre due vette Gemelle. Per delimitare così il confine del Corridoio di Atterraggio, per consentire l’ascesa e la discesa.
Nella parte meridionale della desolata penisola, in un luogo montuoso, Enlil selezionò cime gemelle vicine, a esse ancorò il confine meridionale.
Non vi erano montagne laddove era necessaria la seconda coppia di cime gemelle.
Dal suolo sporgeva solo una terra pianeggiante, sopra alla valle ostruita dall’acqua.
Vi possiamo erigere sopra vette artificiali! Così disse Ningishzidda ai capi.
Disegnò per loro su una tavoletta, l’immagine di cime piatte ai lati svettanti verso i cieli.
Se si può fare, che così sia! Così approvò Enlil. Che fungano anche da faro!

Sulla terra piatta, sopra la valle del fiume, Ningishzidda costruì un modello in scala. Lo usò per perfezionare gli angoli apicali e i quattro lati lisci.
Accanto vi mise una vetta più grande, ne orientò i lati in corrispondenza dei punti cardinali della Terra.
Gli Anunnaki, con i loro strumenti, tagliarono le pietre e le usarono per costruire.
Accanto, in un luogo ben preciso, Ningishzidda collocò la seconda vetta. La progettò munita di gallerie e camere per i cristalli pulsanti.

Quando questa cima mirabile svettò contro il cielo, i capi vennero invitati a porvi la pietra apicale.
Di argentone, una lega creata da Gibil, la Pietra Apicale era fatta.
Rifletteva la luce del Sole all’orizzonte, di notte era come una colonna di fuoco. Il potere di tutti i cristalli si concentrava in un raggio sui cieli. Quando le opere mirabili, progettate da Ningishzidda, furono completate e pronte. I capi degli Anunnaki entrarono nella Grande Vetta Gemella, e grande fu il loro stupore per quanto videro. Ekur, la Casa Che è Come una Montagna, così la chiamarono, era un faro per i cieli.
Proclamava al mondo che gli Anunnaki erano sopravvissuti al Diluvio e che in eterno avrebbero regnato.

Ora il Luogo dei Carri Celesti può ricevere l’oro che proviene da oltremare. Da lì i carri trasporteranno su Nibiru l’oro necessario alla sopravvivenza. Saliranno da lì, verso est, laddove il Sole sorge il giorno designato. Discenderanno da lì, verso sudovest, laddove il Sole tramonta il giorno designato!
Poi Enlil attivò i cristalli di Nibiru con le sue stesse mani. Al loro interno luci misteriose iniziarono a tremolare, un ronzio magico ruppe il silenzio. Fuori, all’improvviso, la pietra apicale iniziò a brillare, era più lucente del Sole.
La moltitudine di Anunnaki lì riuniti proruppe in un grido di gioia.
Ninmah, commossa dall’evento, recitò e cantò un poema: La casa che è come una montagna, la casa con una cima appuntita, è attrezzata per Cielo–Terra, è opera degli Anunnaki. Casa luminosa e scura, casa del cielo e della Terra, per le barche celesti è stata assemblata, dagli Anunnaki è stata eretta. Casa il cui interno brilla di una luce rossastra, emette un raggio pulsante che raggiunge luoghi lontani e alti.
Nobile montagna delle montagne, costruita grande e sublime, sarai al di là della comprensione dei Terrestri. Casa di nobili strumenti, casa
sublime dell’eternità. Le pietre delle sue fondamenta lambiscono l’acqua, la sua grande circonferenza è fissata nell’argilla. Casa le cui parti sono abilmente intessute insieme. Luogo di riposo per i grandi dèi che orbitano nei cieli. Casa che è un punto di riferimento per le navicelle spaziali, casa impenetrabile. L’Ekur è benedetto dallo stesso Anu. Così Ninmah cantò e recitò alla celebrazione.

Mentre gli Anunnaki celebravano la loro mirabile opera, Enki suggerì allora a Enlil: Quando in futuro ci si chiederà: quando e chi ha creato queste meraviglie? Che sia creato un monumento accanto alle cime gemelle, che annunci l’Era del Leone. Che il suo volto sia quello di Ningishzidda, l’artefice delle vette. Che guardi proprio verso il Luogo dei Carri Celesti! Che riveli alle generazioni future quando fu costruita, da chi e quale era la sua funzione! Così suggerì Enki a Enlil.
Enlil approvò le sue parole e così disse a Enki: Utu deve essere di nuovo il comandante del Luogo dei Carri Celesti. Che il leone che guarda, sia rivolto precisamente a est, che sia a immagine di Ningishzidda!
Mentre era in corso il lavoro di incidere e plasmare il leone dalla roccia, Marduk rammaricato queste parole disse a suo padre: Mi promettesti il dominio di tutta la Terra. Ora comando e gloria sono concessi ad altri, io rimango senza compito o regno. Le montagne artificiali si trovano in quello che un tempo era il mio dominio, il leone deve essere fatto a mia immagine! Ningishzidda si incollerì per le parole di Marduk, anche gli altri figli furono irritati.
Anche Ninurta e i suoi fratelli furono coinvolti dal clamore per rivendicare i domini.
Ciascuno chiedeva terre per sé e per i fedeli Terrestri!
Che la celebrazione non si trasformi in lite! Così la voce di Ninmah si levò sopra le altre.
La Terra è ancora in rovina, noi Anunnaki siamo in pochi, e fra i Terrestri solo pochi sono i superstiti!
Che Marduk non privi Ningishzidda dell’onore, ma diamo anche ascolto alle parole di Marduk!
Così parlò Ninmah, la pacificatrice, ai capi in lotta.
Perché continui a regnare la pace, dobbiamo spartirci le terre abitabili! Così Enlil disse a Enki.

Furono d’accordo di assegnare
la penisola a Ninmah, la Pacificatrice, perché la penisola non diventasse una terra contesa. La chiamarono Tilmun, Terra dei Missili; ai Terrestri era però vietata.
Le terre abitabili a est vennero concesse a Enlil e ai suoi figli. Vi avrebbero abitato i discendenti dei due figli di Ziusudra, Shem e Yafet.
La bruna massa terrestre, che includeva anche l’Abzu, venne concessa a Enki e al suo clan. Ham, il figlio di mezzo di Ziusudra, fu scelto affinché vi abitasse. Per placare Marduk, Enki propose di nominarlo loro signore, il signore delle loro Terre. Che il tuo desiderio sia esaudito! Così Enlil disse a Enki.

A Tilmun, nel sud montuoso, Ninurta costruì una dimora per Ninmah, sua madre. Sorse accanto a una sorgente con alberi da dattero, in una verde vallata. Ninurta coltivò la vetta a terrazze, per Ninmah piantò un giardino fragrante.

Quando tutto ciò fu terminato, un segnale venne dato a tutti gli avamposti sulla Terra.
Dalle regioni montuose, attraverso gli oceani, i Turbini di Vento portarono pepite d’oro.
L’oro fu sollevato dal Luogo dei Carri Celesti e fu trasportato a Nibiru. In quel giorno memorabile Enki ed Enlil così si dissero, in pieno accordo: Onoriamo Ninmah, la pacificatrice, con un nuovo epiteto: Ninharsag, Signora delle Vette Montuose, che questo sia il suo nome!
L’onore venne conferito a Ninmah per acclamazione: da allora in poi venne chiamata Ninharsag.
Che sulla Terra sia lodata Ninharsag, la Pacificatrice! Così proclamarono all’unisono gli Anunnaki!
Lode a Ninharsag, Pacificatrice sulla Terra! Così all’unisono proclamarono gli Anunnaki.

Durante il primo Shar dopo il Diluvio, Ninharsag riuscì a placare gli animi.
Continuare a rifornire Nibiru di oro era di gran lunga più importante di qualsiasi rivalità e ambizione.
Lentamente la Terra riprendeva a brulicare di vita, grazie ai semi della vita conservati da Enki.
Quanto era riuscito a sopravvivere, si moltiplicò in terra, nell’aria e nelle acque.
Ma più preziosi di tutti, come scoprirono gli Anunnaki, furono proprio i superstiti del Genere Umano! Come nei tempi passati, quando furono creati i Lavoratori Primitivi. Gli Anunnaki, pochi e affaticati, chiedevano a gran voce che venissero creati Lavoratori Civilizzati.

CONTINUA ==> Sinossi della 11′ Tavoletta  del Libro Perduto di Enki [A] “Prima Guerra della Piramide”

==> LIBRO PERDUTO DI ENKI

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